Roma

Da Tor Bella al Giappone in sella alla moto. Per la Honda è un eroe: pranzo e tagliando

di Valentina Renzopaoli

Dalle torri di Tor Bella Monaca alla gigantesca fabbrica di Kunamoto, il tempio dei motociclisti che inforcano i “cavalli” giapponesi: un pellegrinaggio lungo 36mila chilometri di asfalto e strade mangiate da sole, vento e pioggia, in sella alla sua Crosstourer. E' il viaggio dei record, quello del sogno che si avvera per Marcello Carucci, insegnante romano di educazione fisica di una scuola media di “Tor Bella” e da trentadue anni “motoviaggiatore”. Uno di quelli che divora distanze rigorosamente in solitaria perché ciascuno ha i suoi ritmi e non è facile adattarsi a quelli degli altri, senza navigatore perché preferisce le vecchie mappe stradali, e senza conoscere nemmeno l'inglese.
Slovenia, Ungheria, Ucraina e poi l'infinita Russia fino al porto più ad oriente di Vladivostok: dopo venticinque ore di traversata l'arrivo nel porto coreano di Donghae; e poi l'ultima tappa per baciare la terra giapponese fino al porto di Sakamoto. Un mese per andare e uno per tornare: la mèta, dopo Tokyo, era il grande stabilimento di Kunamoto, la sede della Honda, la sua fabbrica più importante nel mondo. Qui Marcello Carucci, il primo centauro italiano a cui hanno aperto le porte dell' “edificio sacro”, è stato accolto come un vero divo: il vicepresidente della Honda ha organizzato in suo onore un pranzo con quattrocento dipendenti, mentre i suoi operai hanno rivoltato la moto come un pedalino e gliel'hanno ridata praticamente nuova. Ovviamente gratis. “Progettavo questo viaggio dal 2003 e dopo aver esplorato in oltre tre decenni l'Europa, il Medio Oriente, il Nord Africa e parte dell'Asia, finalmente il mio grande desiderio si è avverato” racconta.
Qual è stato il momento più complicato?
“Quando in Russia ho dovuto percorrere alcuni tratti di diverse centinaia di metri di sterrato con una base di grosso pietrisco, mi sono fatto il segno della croce e alla fine ho baciato terra. Poi dopo il lago di Bajkal, il più profondo al mondo, inizia la terra di nessuno, per centinaia di chilometri non si incontrano né motel né poliziotti”.
Non ha paura di viaggiare da solo?
“La solitudine in moto è la mia dimensione: mi piace incontrare la gente durante il percorso. In questo caso, ho viaggiato per un paio di giorni con un motociclista russo e altri due giorni con uno giapponese. Sugli Urali alcuni zingari hanno provato a bloccarmi ma non mi sono fermato e ho proseguito sulla mia strada”.
Nel passato ha mai avuto problemi?
“Negli anni di cose me ne sono capitate: tentativi di furto, un'aggressione in Georgia, a Dakar mi sono ritrovato persino nel bel mezzo di un colpo di stato”.
Cosa mangia durante il viaggio?
“Ho delle regole abbastanza rigide, per evitare problemi ma anche per risparmiare. Sono partito con una scorta di cibo sufficiente per due mesi: buste liofilizzate di riso e pasta, scatolame vario, biscotti, bibite energetiche e caffe”.
Scusi, ma non è scomodo portare con sé tutta questa roba?
“La mia moto è attrezzata per viaggiare con oltre duecento chili di bagaglio, tra borse laterali, bauletto, borse da serbatoio e zaino per documenti, soldi e attrezzatura video e fotografica per documentare l'impresa”.
E dove dorme?
“Dove capita, alberghi, motel, camere in affitto ma persino sull'erba ai lati delle strade e vicino alle pompe di benzina. In Giappone ho dormito persino nel bagno di un autogrill”.
Senta, ma i suoi alunni cosa pensano di lei?
“Diciamo che per loro sono un po' un mito, sicuramente un professore fuori dal comune”.
Sta già progettando il prossimo traguardo?
Certo, ma per scaramanzia per ora la prossima mèta vorrei rimesse segreta.