Delpini al contrattacco: "Criticato per l'ironia, vogliono una chiesa noiosa"
L’arcivescovo di Milano spiega al Corriere della Sera le battute sui cardinali. "Io d’accordo col Papa"
Delpini chiarisce il senso delle sue battute nel Duomo di Como
''Una volta qui si parlava il dialetto milanese, adesso la lingua più parlata mi sembra quella della lamentazione. Insomma, un'eccellenza economica, culturale e sociale che finisce per parlare un linguaggio un po' depresso''. Così l'arcivescovo metropolita di Milano Mario Delpini intervistato dal 'Corriere della Sera'. ''Da tempo ho l'impressione che si parli senza pensare se ciò che si dice fa del bene o no. Anche il dibattito politico, il linguaggio sportivo, la chiacchiera di strada ricadono spesso nella lamentazione e coprono di grigio anche lo splendore'' prosegue.
Delpini chiarisce poi il senso delle sue battute nel Duomo di Como. ''Da questa vicenda traggo l'idea che l'ironia sia quasi proibita, che in questo contesto mediatico bisogna essere seri, parlare il meno possibile e soprattutto annoiare. Perché se uno fa una battuta in pubblico si scatena tutto questo. Evidentemente i media si aspettano che la chiesa parli sempre in modo noioso''.
Per l'arcivescovo di Milano, ''la pandemia ha fatto emergere con maggiore criticità i problemi cronici: la solitudine, soprattutto degli anziani, l'emergenza educativa in alcuni quartieri. E in questi cinque anni mi sembra si sia confermata una domanda che non ha avuto risposta: c'è una terra promessa verso la quale vale la pena mettersi in cammino? Ecco, questa domanda di speranza viene quasi censurata come imbarazzante, e questo tratto segna Milano e tutta la civiltà occidentale che non guarda più al futuro come a una terra promessa ma come a un accumularsi di minacce''.
Quanto infine alle elezioni, Delpini sottolinea: ''Mi aspetto alcune virtù: la lungimiranza, cioè non soltanto tamponare emergenze ma un percorso per il futuro del Paese e dell'Europa; la fierezza, cioè la consapevolezza che ce la possiamo fare, che siamo capaci di affrontare i problemi, quindi servono competenze ma anche un atteggiamento sano; la resistenza, perché l'impegno politico può essere logorante sotto il ricatto della popolarità e del malcontento. Aggiungerei anche la gentilezza: l'aggressività non è inevitabile''.