Exor cambia pelle: vende una quota di Ferrari, raccoglie 3 miliardi e si prepara a rilanciare su IA, lusso e sanità
Ferrari rappresentava oltre il 50% del valore netto degli asset di Exor. Una concentrazione eccessiva per una holding che vuole diversificare e ridurre l’esposizione a un singolo asset
Ferrari vale troppo? Exor riduce la quota e si lancia su nuovi business
Exor rimescola le carte. La holding della famiglia Agnelli-Elkann ha venduto 7 milioni di azioni Ferrari, incassando circa 3 miliardi di euro e riducendo la sua quota dal 24% al 20%. Ma senza perdere il controllo: grazie al sistema di azioni a voto multiplo, Elkann mantiene il 30% dei diritti di voto, blindando il Cavallino nel perimetro della famiglia, insieme a Piero Ferrari.
L'operazione in realtà è tutt'altro che casuale: Exor fa cassa per fare spazio ad altro. La Ferrari è sì un gioiello, ma nel portafoglio della holding pesa troppo: oltre il 50% del Net Asset Value della holding. Una concentrazione eccessiva per una holding che vuole diversificare e ridurre l’esposizione a un singolo asset. Con questa vendita, Elkann libera risorse senza però compromettere il controllo di Maranello.
Ma attenzione: la vendita delle azioni Ferrari non è un disimpegno definitivo. Exor ha imposto un lock-up di 360 giorni sulle azioni rimaste, evitando nuove cessioni nel breve periodo. Parallelamente, ha avviato un buyback da un miliardo di euro, una mossa per sostenere il valore del titolo e rassicurare gli investitori, mentre il resto sarà destinato a una grande acquisizione, al momento ancora top secret.
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Non è quindi un'uscita di scena, ma una manovra strategica per ridisegnare il portafoglio e proiettare Exor in nuovi settori. Il capitale raccolto servirà, probabilmente, a espandere il portafoglio in tre direzioni chiave verso cui Elkann ha più volte puntato in passato: sanità, tech e lusso. Nel primo Exor ha già investito massicciamente, come in Institut Mérieux o Philips, puntando sul biotech e sulla ricerca avanzata in ambito medtech. Ma anche la tecnologia è un asse portante della holding, con un occhio all'intelligenza artificiale (vedi la partnership con OpenAI) e all'innovazione digitale. C'è poi il lusso, anch'esso un pilastro di Exor, con partecipazioni in Christian Louboutin o Shang Xia, per esempio, e un'attenzione sempre più crescente verso i brand premium.
Ma perché John ha deciso di muoversi proprio ora? Perchè il contesto mondiale sta cambiando. Gli Stati Uniti minacciano dazi del 25% sulle auto europee, un rischio non da poco per Ferrari, che realizza circa un quarto del suo fatturato in Nord America. Insomma il quadro è chiaro: Exor si muove per svincolarsi dal peso dell'automotive e proiettarsi verso un futuro di innovazione con meno dipendenza dai motori e più focus su settori redditizzi.