Unicredit, estensione dei Dta per sei mesi: un possibile assist per Orcel

Con l'estensione del possibile impiego dei Dta, ancora al vaglio del Tesoro, il numero uno di Unicredit potrebbe tentare di scalare Banco Bpm tramite opa

di Marco Scotti
Economia
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La notizia anticipata da Reuters di una possibile estensione delle Dta deve aver turbato i sonni di alcuni banchieri e averli resi ancora più confortevoli per altri. Ma andiamo con ordine. I deferred tax asset (Dta) sono uno strumento prezioso per il mondo bancario: si tratta della possibilità di trasformazione delle perdite fiscali in credito d’imposta (e quindi in capitale) in caso di fusione con altre banche a fronte della corresponsione di “commissioni”, deducibili ai fini Ires e Irap, pari al 25% dell’importo. 

La possibile estensione di altri sei mesi, ancora al vaglio del Tesoro, rappresenta un indizio interessante di quello che si pensa dalle parti del ministero. Non si può trattare di un assist per la vicenda Unicredit-Mps perché dall’Eurotower di Francoforte sono stati piuttosto categorici: non ci saranno ulteriori proroghe ed entro il 31 dicembre il Tesoro dovrà dismettere la sua partecipazione nella Rocca. Dunque, rimangono poco più di due mesi per risolvere la questione che sembra sempre sul punto di definirsi ma poi puntualmente si arena. La strategia di Orcel è chiara: tirare in avanti la palla sperando di spuntare condizioni migliori. Da Via XX Settembre, invece, vorrebbero limitare gli esborsi. Normali trattative, ma il tempo stringe.

Piuttosto, però, sembra che estendere il possibile impiego dei Dta potrebbe essere un ulteriore assist a Orcel, che potrebbe tentare di scalare Banco Bpm tramite opa. Da Piazza Meda tutto tace, anche se fonti accreditate riferiscono di un Giuseppe Castagna – ceo dell’istituto di credito – che per il momento non vuole pensare ad altro che non sia il piano industriale del prossimo 5 novembre.

Si tratta di un business plan che arriverà fino al 2024 e che si preannuncia “stand alone”, ovvero in cui il Banco corre da solo per raggiungere i suo scopi. Il ceo spera di non essere tra le possibili prede di Unicredit. Ma è ovvio che differire i Dta darebbe più tempo a Orcel per studiare le mosse e definire un’eventuale scalata. Tra l’altro, tra gli obiettivi del nuovo amministratore delegato di Piazza Gae Aulenti c’è anche quello di incrementare le fabbriche prodotto. E Banco Bpm detiene il 20% di Anima. 

Infine, ultimo punto a favore di questa mossa sarebbe la possibilità di rafforzarsi ulteriormente al nord, specie in Lombardia, superando Intesa e diventando il primo operatore. Quanto costerebbe il banco? A prezzi di mercato di oggi circa 4,3 miliardi, dopo una risalita del titolo dovuta ai rumor di possibili operazioni.

Ma non va neanche trascurata l’ipotesi “terzo polo”. Come scrivono gli analisti di Equita, infatti, l’estensione delle Dta sarebbe un assist a Castagna, che “avrebbe più tempo per negoziare un accordo con Bper, beneficiando della trasformazione del proprio miliardo di euro di Dta, nel caso si trovasse un'intesa per la fusione". Come ricorda Mf, secondo Kepler l’estensione delle Dta permetterebbe di ricavare un utile netto di 850 milioni di euro in caso di operazione tra Bancp Bpm e Bper o tra il Banco e la Popolare di Sondrio.


In questo ballo di possibili fusioni, rimane però un punto da sottolineare. Tutte le autorità, dalla Bce allo stesso Draghi, continuano a spingere per un sistema di aggregazioni che veda pochi player di grandi dimensioni. Questo, ovviamente, per evitare che possibili peggioramenti della qualità del credito mettano in difficoltà istituti di credito più piccoli. Ma in un mondo in cui tutti vogliono mangiare, ma nessuno vuole essere mangiato, le aggregazioni da sole non possono arrivare. Servirebbe un regista che abbia le idee chiare e soprattutto la possibilità di imporre i suoi disegni. Ma una figura di questo tipo non c’è e non potrebbe neanche esserci, perché le vicende del passato hanno segnato un solco profondo. Le commissioni d’inchiesta, le richieste di dimissioni dei governatori di Bankitalia e gli altri fatti di cronaca finanziaria spaventano tutti. E dunque si rimane fermi agli auspici.


A suo tempo, prima di venire defenestrato per le vicende di “Bancopoli”, il numero uno di Palazzo Koch Antonio Fazio (il cui successore fu proprio Mario Draghi) aveva adottato una sorta di “moral suasion” che gli permetteva di avere un peso nelle operazioni “di sistema”, indirizzandole anche in un’ottica più complessiva. In effetti, sarebbe strano immaginare un mondo delle banche con 2-3 giganti e poi il deserto. Si vedrà.