L'algoritmo finanziario di Donald Trump

La strategia del presidente Usa pare abbastanza semplice: conta solo il denaro. E cosa può guadagnarci il suo Paese. Tanto in Ucraina che nei rapporti con l'Europa. Il commento

di Fabio Massa
Esteri

L'algoritmo finanziario di Donald Trump

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In fondo, a vederla senza una particolare simpatia o antipatia, la strategia di Donald Trump pare abbastanza semplice. Conta solo il denaro. Fine della storia. La sua visione è di quel turbocapitalismo perfettamente comprensibile, ma paradossalmente molto lontano dall'idealismo che permea la destra nostrana, fatta di valori ("sono donna e sono cristiana"), di battaglie che affondano le radici lontano, di sistemi valoriali da Jrr Tolkien a Ezra Pound.

Trump, un ragionamento logico come un algoritmo finanziario

Trump ragiona in modo binario: ci guadagna l'America o non ci guadagna? Ho visto recentemente un video di qualche tempo fa di un'audizione del Congresso, dove l'esponente di destra, sul caso UsAid, il programma di aiuto statunitense al mondo, faceva ossessivamente la stessa domanda ai vertici di quella società parastatale: "Distribuire milioni di condom all'Africa ha fatto guadagnare gli Stati Uniti?". Analogamente, quando parla di Ucraina, Trump lo dice chiaro: abbiamo speso centinaia di miliardi di dollari, che cosa ci abbiamo guadagnato? E senza neppure lo schermo delle trattative riservate dice chiaro e tondo che vogliono l'equivalente in terre rare. E le ottiene. Quando parla dell'Europa, non parla di un sistema valoriale comune, di Occidente contro dittature orientali, di capitalismo e diritti e libertà contro comunismo e oppressione e doveri. Semplicemente parla a un alleato militare che deve pagare per avere la sua protezione. Da un certo punto di vista, è pure un ragionamento comprensibile. Logico come un algoritmo finanziario.

L'ossessione statunitense: "Che cosa ci guadagniamo?"

Ma è proprio questo il problema: è un algoritmo finanziario, che funziona solo sul guadagno. Che cosa avevano da guadagnarci gli Stati Uniti nella guerra contro il nazismo? Nulla. Ma paradossalmente sono diventati la prima potenza al mondo proprio grazie a quella guerra giusta. Il Vecchio continente ha dovuto riconoscere la primazia del nuovo. Oggi quell'afflato di giustizia, di libertà, di idealismo, è sostituito da quella domanda ossessiva, rivolta all'interno degli States e fuori dagli States: "Che cosa ci guadagniamo?".

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