Gabon, il golpe altra mazzata per Macron. Il Sud globale si lega a Putin e Xi

Dopo il Niger, un altro paese della Françafrique è in tumulto. Ombre sulle più grandi miniere di manganese del mondo. Mentre Russia e Cina ampliano la presa

di Redazione Esteri
Macron e il presidente destituito del Gabon
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Africa, il colpo di Stato in Gabon altra pietra tombale sulla Françafrique

La Francia e l'Africa, una relazione che sembra destinata al viale del tramonto. O forse più in generale, sul viale del tramonto rischia di finirci proprio tutta la relazione tra l'Africa e l'occidente. Dopo il Niger, anche il Gabon è stato teatro di un golpe militare. Due storie molto diverse, ma con un tratto in comune: i legami tra il continente e l'Europa sono in deterioramento. 

Il colpo di Stato arriva come reazione alle elezioni di sabato scorso, in cui la commissione elettorale nazionale ha dichiarato Bongo vincitore con due terzi dei voti. Tuttavia, il suo principale rivale politico, Albert Ondo Ossa, ha affermato che le elezioni sono state oggetto di brogli per mantenere Bongo al potere. Il candidato dell'opposizione ha utilizzato i social media mentre le votazioni erano ancora in corso per denunciare che le elezioni erano state intenzionalmente disorganizzate dal governo, con molti seggi elettorali privi di schede elettorali con il suo nome.

Poco dopo i suoi commenti, l'accesso a Internet in Gabon è stato limitato per contrastare la diffusione di "false informazioni", ha dichiarato il ministro delle Comunicazioni Rodrigue Mboumba Bissawou, mentre è stato imposto il coprifuoco. Anche l'accesso ai canali d'informazione francesi è stato limitato per una presunta "mancanza di obiettività", mentre Reporter senza frontiere ha dichiarato che il governo gabonese ha rifiutato ai giornalisti stranieri l'accreditamento per coprire le elezioni.

I rapporti tra il destituito Bongo e Parigi sono infatti storici. Ed Emmanuel Macron li ha persino rafforzati, ricevendo peraltro all'Eliseo il leader del Gabon negli scorsi mesi. L'opposizione francese si è subito scagliata contro il presidente, con Jean-Luc Melenchon che ha accusato Macron di "compromettere" la Francia per i suoi rapporti con alcuni uomini forti del continente, che uno dopo l'altro sembrano cadere.

Bongo è al potere dal 2009, ma prima di lui per oltre 40 anni c'era stato il padre Omar a guidare il paese. Bongo Senior, presidente dal 1967 fino alla sua morte nel 2009, ha sostenuto finanziariamente tutti i partiti francesi al potere. In primo luogo, a destra, aiutò Valéry Giscard d'Estaing, dal quale si allontanò nel 1977, all'epoca del caso dei diamanti di Bokassa. Poi, François Mitterrand. Nel 1990, Mitterrand inviò soldati francesi in Gabon dopo che i dipendenti della compagnia petrolifera Elf furono presi in ostaggio. Gli autori di questa presa di ostaggi hanno chiesto il rovesciamento del governo. All’epoca il capo di Stato francese salvò il regime. Jacques Chirac e Nicolas Sarkozy hanno perpetuato questi rapporti interessati. Nel 2009, Nicolas Sarkozy andò persino al funerale di Omar Bongo.

Hollande è stato il primo presidente francese a non effettuare una visita ufficiale in Gabon,  Macron è invece apparso bel paese lo scorso marzo per iniziare il suo tour africano, pur con minore appoggio che in passato al sistema politico al potere. Ora Parigi è praticamente costretta a condannare il golpe, anche se rispetto al Niger, in Gabon ci sono serissimi dubbi sulla regolarità delle elezioni che hanno laureato Bongo leader per l'ennesima volta.

I dubbi sulla regolarità delle elezioni in Gabon e l'impatto per Francia ed Europa

A sostenerlo è persino l'Unione europea. L'Alto rappresentante dell'Ue per la Politica estera, Josep Borrell, ha dichiarato: "Naturalmente i colpi di Stato non sono la soluzione ma non c'è dubbio che le scorse elezioni in Gabon sono state piene di irregolarità. Ci sono i golpe militari e ci sono i golpe istituzionali, senza usare le armi: se trucco le elezioni per arrivare al potere, lo faccio in maniera irregolare".  Andando un po' in altra direzione rispetto agli Stati Uniti, che hanno invece esortato l'esercito del Gabon a preservare il Governo, esprimendo preoccupazione per la rimozione di Bongo.

Il Gabon è una nazione ricca di petrolio ed esporta tipicamente minerali e manganese, mentre importa principalmente macchinari, carne e attrezzature ferroviarie. Gli interessi di Parigi potrebbero ancora una volta essere colpiti. La società mineraria francese Eramet, che possiede una delle più grandi miniere di manganese del mondo in Gabon, ha sospeso le operazioni per problemi di sicurezza. 

Ma di fatto, la vicenda del Gabon segnala ancora una volta le difficoltà dell'Europa di mantenere rapporti favorevoli con un continente a dir poco cruciale per il suo futuro su molteplici punti di vista. Più l'Africa è instabile, meno sono certi i rifornimenti energetici e di risorse naturali, cruciali per la transizione energetica o per l'innovazione tecnologica legata ad alcune industrie chiave come quella automotive. E ancora: più l'Africa è instabile e più è probabile che arrivino nuove ondate di migranti in Europa. A partire dall'Italia.

Nel mentre, nuove potenze si proiettano nel continente senza troppe timidezze. Si tratta di Russia e Cina, in primis, ma annche dell'India. La scorsa settimana, durante il summit Brics di Johannesburg c'è stato un elemento importante, sfuggito ai più: l'India ha preannunciato che al summit del G20 che ospiterà a Nuova Delhi chiederà ufficialmente l'ingresso dell'Unione Africana nella piattaforma. Punto di interconnessione del Sud globale che ormai si abitua a muoversi privo dell'occidente.

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