Ostaggi, Hamas rinvia il piano per la liberazione. Nuova missione di Blinken

Hamas è pronto a rifiutare l'accordo con Israele mediato a Parigi per gli ostaggi e il cessate il fuoco a Gaza. Nuovi raid di Usa e Gb in Yemen

di Redazione
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Conflitto Israele Palestina - bombardamenti a Gaza
Esteri

Hamas pronto a respingere l'accordo sugli ostaggi. Netanyahu: "Non diremo sì a un'intesa a qualunque costo"

Non s'arresta la guerra in Medio Oriente che giunge ormai al giorno 122. Hamas è pronto a rifiutare l'accordo con Israele mediato a Parigi per gli ostaggi e il cessate il fuoco a Gaza. Lo riferisce il media saudita Al-Arabiya, ripreso anche dagli israeliani Ynet e Jerusalem Post. Il movimento chiederebbe un maggior numero di detenuti palestinesi da liberare da parte di Israele. Da Tel Aviv, Netanyahu ha fatto sapere che Israele "non accetterà ogni accordo, e non a qualsiasi prezzo". Intanto ci sono stati nuovi raid di Usa e Gb su Sanaa, in Yemen. In un comunicato congiunto Washington e Londra spiegano di aver colpito "decine di obiettivi" Houthi.

Medio Oriente, via libera alla missione di Blinken: focus su tregua e aiuti a Gaza

Il segretario di Stato americano Antony Blinken inizia oggi una nuova missione in Medio Oriente, nel tentativo di raggiungere una nuova tregua nella guerra tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza e ottenere l'ingresso di maggiori aiuti alla popolazione palestinese.     Nel suo quinto viaggio nella regione dall'attacco di Hamas del 7 ottobre che scatenò la guerra, Blinken farà la sua prima tappa oggi in Arabia Saudita, Paese che prima del conflitto stava riflettendo su come stabilire relazioni con Israele, un passo potenzialmente storico per la nazione, custode dei due luoghi più santi dell’Islam. Il capo della diplomazia Usa volerà poi in Israele, Egitto e Qatar; quest'ultimo, principale intermediario con Hamas che controlla la Striscia e mantiene un ufficio a Doha.    In vista del viaggio egli ha sottolineato la necessità di "affrontare urgentemente i bisogni umanitari a Gaza", dopo che gruppi umanitari hanno più volte lanciato l'allarme per l'impatto devastante di quasi cinque mesi di guerra sul territorio assediato.

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Biden al Congresso: "Ordinerò altri raid se necessario"

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha inviato oggi una lettera al Congresso americano fornendo alcuni dettagli sui recenti raid contro gruppi affiliati all'Iran in Iraq e Siria. "Il nostro scopo è scoraggiare questi gruppi a compiere ulteriori attacchi", ha spiegato il presidente sottolineando che l'operazione è stata condotta in modo "da evitare vittime civili e limitare il rischio di escalation". Biden ha aggiunto che "ordinerà altri raid se necessario".

Consigliere Biden: "L'accordo sugli ostaggi non è vicino"

"L'accordo sugli ostaggi rapiti a Gaza non è dietro l'angolo". Lo ha detto in un'intervista ad Abc news il consigliere per la sicurezza americana Jake Sullivan sottolineando che "la palla ora è nelle mani di Hamas. Questo tipo di negoziati procedono di solito lentamente fino a quando non accelerano all'improvviso. E quindi è difficile stabilire un calendario preciso su quando ci si arriverà o persino se ci si arriverà", ha spiegato il funzionario.

Houthi: "Nostre capacità militari sono difficili da distruggere"

I ribelli Houthi hanno criticato gli attacchi da parte di Stati Uniti e Regno Unito nei loro confronti affermando di possedere capacità militari resistenti a tali raid. Lo riporta la Cnn. In una dichiarazione pubblicata sul suo canale Telegram, il portavoce degli Houthi Mohammad Abdul Salam ha sottolineato la "resilienza" e il "graduale miglioramento" delle capacità militari del movimento ribelle, affermando proprio che "tali capacità non sono facili da distruggere".

Iran a Londra: "Continuare la guerra non è la soluzione"

"Continuare la guerra non è la soluzione". Queste le parole che il ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amir Abdollahian, riferisce di avere detto al suo omologo britannico David Cameron. "Condanniamo fermamente gli attacchi militari statunitensi e britannici contro lo Yemen e l'aggressione Usa a Iraq e Siria", ha scritto lo stesso capo della diplomazia iraniana in un post su X. "Non vorrete mettere alla prova l'ira della regione", ha proseguito. E ancora: "Consideriamo la sicurezza dell'Iraq, della Siria, dello Yemen e della Palestina (Gaza e Cisgiordania) come la sicurezza della regione".