Ucraina, maxi attacco di droni russi. Ma Usa e Berlino spingono: "Negoziato"

Il fronte pro Kiev si sta sgretolando e cresce il "partito della trattativa". Ci sarebbe un piano segreto per spingere Zelensky a negoziare la pace

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Vladimir Zelensky
Esteri

Ucraina: ondata di attacchi droni esplosivi su Kiev

Un'ondata di attacchi con droni esplosivi ha colpito Kiev all'alba. Lo riferiscono le autorità ucraine secondo cui i feriti sono almeno due. "In questo momento ci sono due persone colpite nel distretto di Solomyansky. Entrambi hanno ricevuto assistenza medica sul posto", ha scritto su Telegram il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko.   

Un condominio nel quartiere è stato danneggiato dalla caduta di detriti e i servizi di emergenza sono al lavoro per estrarre due donne dalle macerie, ha aggiunto il primo cittadino. Nello stesso quartiere sono stati segnalati diversi incendi, tra cui uno in un asilo.   Sul distretto di Pechersky sono caduti anche i detriti dei droni abbattuti dalla difesa antiaerea ucraina. Si tratta di droni Shahed di fabbricazione iraniana, hanno affermato le autorità locali.

Quello che sta subendo Kiev da ''sei ore'' è ''il peggior attacco condotto dai militari russi con droni iraniani sulla capitale dell'Ucraina da quando è iniziata l'invasione su larga scala della Russia''. Lo ha dichiarato su Telegram Mykhailo Shamanov, capo dell'amministrazione militare della capitale ucraina.

Ma intanto, come spiega il Foglio, aumenta la schiera di chi vorrebbe che l'Ucraina accettasse il negoziato per mettere fine alla guerra. "La Bild ieri ha pubblicato un articolo che è stato molto citato perché racconta di un “piano segreto” di Germania e Stati Uniti – i due paesi che più spendono militarmente e finanziariamente per sostenere la difesa ucraina contro l’aggressione di Vladimir Putin – per dare a Kyiv lo stretto necessario per mantenere la linea del fronte mentre aspettano che Volodymyr Zelensky capisca che non può vincere, meglio scendere a patti. In sostanza: un conflitto “congelato”, lo stesso che accettammo nel 2014 e che di congelato aveva soltanto la determinazione occidentale a respingere l’offensiva della Russia".

Prosegue il Foglio: "Il partito del negoziato inevitabile si è molto ampliato nell’ultimo mese e mezzo, complici: la crisi mediorientale, la controffensiva ucraina senza successi conclamati, le decisioni rimandate in Europa su munizioni e fondi da stanziare, le pressioni al Congresso americano da parte dei repubblicani che vogliono ridurre il sostegno a Kyiv per andare contro a quella che definiscono “la guerra di Biden” e il discorso di Putin al G20 malignamente equivocato come un’offerta di pace".