"Una risposta nucleare di Putin? Ora lo scenario non è più impossibile"

Nato e Ucraina, parla Arduino Paniccia, presidente di ASCE - Scuola di Guerra Economica e Competizione Internazionale di Venezia

Di Alberto Maggi
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Esteri

"Punto di riferimento di questa posizione è divenuto il Presidente Francese Emmanuel Macron, che sta radunando intorno a sé consensi non solo inglesi, ma anche della Germania, Polonia e Finlandia"

 

"Prosegue serrato il dibattito sulla possibile autorizzazione ad usare le armi fornite dai Paesi Europei e NATO all’Ucraina per colpire le linee di rifornimento e le postazioni missilistiche e logistiche dalle quali partono i bombardamenti in territorio della Federazione Russa", sottolinea ad Affaritaliani.it Arduino Paniccia, presidente di ASCE - Scuola di Guerra Economica e Competizione Internazionale di Venezia e Docente di Studi Strategici.

"Punto di riferimento di questa posizione è divenuto il Presidente Francese Emmanuel Macron, che sta radunando intorno a sé consensi non solo inglesi, ma anche da Germania, Polonia e Finlandia.

Zelensky ha ribadito che sarà data risposta diretta ad ogni attività russa proveniente a cavallo del fronte. Italia, Spagna e Belgio rimangono, invece, sulle posizioni iniziali. Il Ministro Tajani ha ribadito che le armi italiane non saranno mai usate per colpire obiettivi in territorio russo.

Più sfumata e obliqua la posizione statunitense. Il presidente Biden, stretto tra due fuochi, quello di un Trump inedito interventista che ha parlato di bombardare Mosca, e la necessità di mantenere un equilibrio sui sistemi a lungo raggio nonostante il crescendo delle operazioni, sta riflettendo da giorni se dare il via definitivo appoggiando la posizione francese e aprendo, quindi, nuovi temibili scenari", spiega Paniccia.

"Di fatto, le conseguenze dell’innalzamento del livello di scontro sono realmente difficili da valutare, ma due appaiono particolarmente pericolose: il rischio di un allargamento del conflitto e, ancora più letale, la possibile escalation che porti ad un’azione dimostrativa nucleare tattica russa sul campo.

Tutto questo avviene, incredibilmente, mentre nell’ombra si sta preparando la prima Conferenza Interazionale di Pace in territorio neutrale svizzero, prevista per il 15 giugno, alla quale sono stati invitati ben 120 Paesi, ma non la Russia, e a cui 70 Stati, soprattutto europei, hanno già dato formale adesione. Cina, India e Stati Uniti ancora non hanno confermato la loro presenza.

L’Europa, silente per lunghi periodi, si sta quindi conformando con una posizione doppia: da un lato sostenitrice di una soluzione di maggiore pressione militare sulla Russia, dall’altra come reale interprete della conferenza che punterebbe alla pace, in omaggio al concetto di 'autonomia strategica', così fortemente voluto da Macron che, infatti, è stato l’unico interlocutore europeo della recente visita di Xi Jinping.

In definitiva, l’unico vero grande rischio di questa situazione è la eventuale risposta nucleare della Russia, da non sottovalutare. Portare la guerra in Russia, nei centri operativi e nelle basi militari, può trasformare quella che fino ad oggi è stata una minaccia teorica, lanciata più volte da Putin e da Medvedev, in uno scenario di livello superiore, 'ancora improbabile ma non più impossibile', che supererebbe il problema dei confini per riguardare, invece, interi pezzi di territori nuclearizzati e contaminati nel cuore dell’Europa", conclude Paniccia.