Dazi Usa, Meloni non vuole spezzare il sottile dialogo con Trump. Ecco la strategia della premier

Come si muoverà la leader FdI dopo il caos scatenato dal tycoon

Di Alberto Maggi
Politica

Meloni in queste settimane, una volta compreso che non avrebbe potuto frenare la volontà di Trump di tenere fede a una promessa elettorale di tale importanza, ha predicato calma nei confronti con gli alleati europei


È piuttosto evidente che Giorgia Meloni, che molti considerano la migliore potenziale alleata di Donald Trump in Europa, avrebbe preferito non dover vivere una giornata così.

La cancellazione dei suoi impegni in agenda per oggi, così come quella di alcuni ministri a partire da Adolfo Urso, la dice lunga sul clima di urgenza che si respira a Chigi. Gli attacchi delle opposizioni, che per una volta hanno buon gioco ad addebitare a Meloni il suo legame con Trump, le pressioni del mondo economico e imprenditoriale preoccupato per le conseguenze dei dazi americani, pongono Meloni nelle condizioni di dover reagire.

Lo ha fatto, la premier, subito a caldo ieri sera con un post in cui ha giudicato i dazi annunciati da Trump “una misura che considero sbagliata e che non conviene a nessuna delle parti”. Una stroncatura netta, sofferta ma inevitabile, a cui la premier ha aggiunto l’impegno a “lavorare a un accordo con gli Stati Uniti, con l'obiettivo di scongiurare una guerra commerciale” e ad agire “nell’interesse dell’Italia e della sua economia, anche confrontandoci con gli altri partner europei”.

La premier ha annullato tutti gli impegni per concentrarsi sulla tempesta dei dazi Usa. Anche con un vertice di governo ai massimi livelli. Il ministro delle Politiche agricole Francesco Lollobrigida, il ministro per gli Affari europei, coesione e Pnrr, Tommaso Foti, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e il ministro delle imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, insieme ai due vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, hanno infatti partecipato a Palazzo Chigi con la premier Giorgia Meloni a una riunione di emergenza per capire come affrontare la guerra commerciale iniziata dagli Usa di Trump.

Meloni in questa fase sa che non può sganciarsi da Bruxelles e in questa direzione vanno anche altre prese di posizione a caldo dei massimi dirigenti di FdI, dal ministro Francesco Lollobrigida al capodelegazione Ue Carlo Fidanza che ha ribadito la fiducia di FdI verso il Commissario Ue al Commercio Sefcovic, delegato da Von der Leyen a trattare con gli USA. Non a caso però, entrambi tengono a sottolineare la necessità di sostenere le nostre imprese. I meloniani sanno che i dazi di Trump possono interrompere la lunga luna di miele con gli imprenditori italiani e vogliono dare segnali chiari a loro sostegno.

Dal canto suo, Meloni in queste settimane, una volta compreso che non avrebbe potuto frenare la volontà di Trump di tenere fede a una promessa elettorale di tale importanza, ha predicato calma nei confronti con gli alleati europei. La leader di FdI rimane convinta che sia giusto che l’Ue si prepari a una reazione ma che si debba fare di tutto per arrivare finalmente a un tavolo negoziale in cui affrontare la questione dazi in modo razionale e generale. C’è da mettere sul tavolo il tema dell’IVA, considerata erroneamente dagli americani una barriera discriminatoria, e c’è da far valere il surplus americano nella finanza e nei servizi digitali.

A ciò, è l’auspicio non troppo nascosto a Bruxelles, potrebbero aggiungersi le reazioni dei mercati e il rischio di una spirale inflattiva per i consumatori USA che potrebbero indurre il tycoon a più miti consigli. Meloni intanto manovra, riunisce i consiglieri più fidati (tra i quali la sorella Arianna Meloni), sente gli alleati europei, in attesa di ricevere a Roma nei giorni di Pasqua il vicepresidente americano, quel J.D. Vance che Meloni ha citato in uno dei suoi ultimi interventi parlamentari, ma che pochi giorni fa non ha esitato a definire gli europei come “parassiti”. Il filo del dialogo è sottile, sottilissimo, ma Meloni non vuole spezzarlo.

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