FI, l'astensione sul Mes agita il partito. Tajani nel mirino: "Così spariamo"

Cresce il malcontento per la decisione di allinearsi ai partiti sovranisti. C'è anche la questione sui migranti in Albania che crea problemi

di redazione politica
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FI, la crisi d'identità del partito di Tajani. Il futuro passa dalle Europee

Forza Italia è sempre più in difficoltà, la decisione di non votare il Mes ma astenersi ha agitato il partito e non è piaciuta all'alleato europeo: il Ppe. Nel mirino è finito Antonio Tajani, il leader degli azzurri infatti - si legge su Repubblica non è riuscito a difendere un trattato su cui il Ppe puntava da anni. Come se non bastasse, FI si prepara a sostenere anche il pasticcio dell’accordo con l’Albania sui migranti, considerato un’inutile forzatura dalla struttura della Farnesina. E tutto parte della svolta neo-sovranista dell’esecutivo di Giorgia Meloni, che rischia di travolgere la creatura fondata da Silvio Berlusconi. Le ore che precedono la bocciatura del Salva Stati sono drammatiche. Soltanto 24 ore prima del voto in Aula, il capogruppo meloniano alla Camera Tommaso Foti rassicura il collega Paolo Barelli, uomo vicinissimo a Tajani: "Noi andiamo dritti – è il senso dei suoi ragionamenti – non inseguiremo le forzature di Salvini".

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Il ministro degli Esteri sente di avere una sponda. Poi Meloni sterza, bruscamente, per assecondare il leghista. E lascia gli azzurri in mezzo al guado. In Forza Italia - prosegue Repubblica - tira ovviamente un'aria mesta. Anche l’accordo con l’Albania sarà digerito come un male necessario. Non piace, non convince, ma sarà accettato in nome del realismo politico. E nella speranza di ottenere in uno dei prossimi provvedimenti qualche concessione sulla questione del Superbonus. Ma non basta, non può bastare. Anche il legame tra Forza Italia e Mediaset sembra sempre più sbiadito. Tajani prova a fare il possibile per tenere assieme la posizione di Meloni e quella della famiglia Berlusconi, senza troppo riuscire nell'impresa. Una serie di problemi che rischiano di mettere in difficoltà il partito fondato da Berlusconi in vista delle prossime Europee. Qualche dirigente di FI comincia ad agitarsi: "Così rischiamo di sparire".