Le dimissioni di Draghi sono un regolamento di conti (personale) con Conte

Draghi con le dimissioni può regolare i conti con l'avvocato del popolo, mandando il Paese alle elezioni e imputando a Conte il disastro economico

L'opinione di Daniele Marchetti
Politica
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Draghi si dimette, oppure optare per una seconda strada: accettare di ripresentarsi al Parlamento con un Governo ma senza i grillini 

Altro che questione istituzionale o politica. Le dimissioni di Mario Draghi sembrano essere solo o prevalentemente una questione personale. La sua scelta, annunciata al Consiglio dei Ministri, di rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica.

Oltre a "tradire" la fiducia che il Parlamento prima e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella poi, gli hanno confermato appena qualche ora fa, sembra far trasparire come anche l'uomo più autorevole d'Italia agli occhi del mondo possa rimanere vittima dei propri risentimenti.

Dopo le manifestazioni di stima prervenute da tutti i partiti dell'ormai ex-maggioranza, la scelta di dimettersi sembra rispondere più ad un vero e proprio "regolamento di conti" tra lui e il suo predecessore a Palazzo Chigi che ad una mossa istituzionale o politica.

Draghi con le dimissioni, può regolare i conti con l'"avvocato del popolo" in due modi: o mandando il Paese alle elezioni imputando a Conte il disastro anche economico che ciò comporterebbe.

Oppure -strada più facile- accettare di ripresentarsi al Parlamento con un Governo ma senza i grillini (ovvero, defenestrando Conte per la seconda volta) al di là della composizione della maggioranza in modo da non poter essere più ricattabile (almeno da sinistra). Se son rose fioriranno. Certo è che il regolamento di conti tra Draghi e Conte sembra essere solo all'inizio.