Qatar-gate, Gianluca Comin: "Non è lobbismo, sembra proprio una grande truffa"

Intervista al numero del settore comunicazione e public affairs in Italia: " La figura del lobbista non esiste soltanto nelle dittature, dove la voce è una sola

Politica

Gianluca Comin: "Tutti i tentativi di regolamentare il tema-lobby sono falliti, forse le istituzioni preferiscono così" 

"Il Qatargate? L'idea che mi sono fatto, in attesa di conoscere gli esiti dell'indagine giudiziaria, è quella di una grande truffa, con un corruttore e dei corrotti. Ma è una vicenda che non ha nulla a che vedere con chi fa attività di lobbying, che di solito è retribuita, trasparente e regolamentata". Gianluca Comin, presidente e fondatore (assieme a Elena Di Giovanni) della società di lobby e comunicazione Comin&Partners, in una intervista all'AGI si dice meravigliato dello scandalo che ha colpito Bruxelles.

"Per noi che facciamo questo lavoro è difficile poter immaginare che si pagassero tangenti per influenzare e condizionare la politica dell'europarlamento. Personalmente non ho avuto il minimo sentore di ciò che stava per accadere, anche se l'azzeramento di quei vertici Fifa che assegnarono al Qatar il Mondiale di calcio poteva suonare già come un campanello d'allarme". 

Un vecchio cavallo di battaglia di Comin, che ama definirsi "un animale ibrido, e cioè un comunicatore esperto anche di public affairs", è la necessità per i professionisti delle relazioni istituzionali di regolamentare l’attività di rappresentanza di interessi particolari: "In Italia ci sono stati almeno 70 tentativi di disciplinare questa attività di rappresentanza ma senza esito. In alcuni casi sono gli stessi organi delle istituzioni a non voler regolamentare la materia in modo unitario. Forse perchè sono loro per primi ad aver problemi nel farsi regolamentare. E' un discorso di reciprocità. E questo vuoto normativo, oltre a delegittimare il ruolo dei portatori di interessi che agiscono secondo principi di eticità e trasparenza, agevola anche chi approfitta delle zone d'ombra e di una identificazione poco chiara per muoversi tra il lecito e l'illecito".

Chi è il lobbista e che caratteristiche deve avere? "E' colui che rappresenta gli interessi di un suo cliente (un'azienda, una società, un gruppo imprenditoriale) presso il decisore politico che non ha spesso chiaro l'obiettivo da perseguire. La figura del lobbista - spiega Comin - non esiste soltanto nelle dittature, dove la voce è una sola. In Italia, che resta per fortuna un Paese democratico, l'instabilità politica ci obbliga ad essere equidistanti, al di là delle idee politiche di ciascuno di noi. Non esiste un bravo professionista che sia partigiano. Dobbiamo essere trasversali. Un cliente che sceglie Comin&Partners chiede di capire se la sua richiesta è presentabile, chiede se io possa rappresentare i suoi interessi presso le persone giuste e presso gli uffici giusti".

Comin 'nasce' giornalista al Gazzettino ("mi occupavo soprattutto di economia e sindacati, oltre che di cronaca parlamentare"), poi 2002 al 2014 ha ricoperto il ruolo di Direttore comunicazione e relazioni esterne di Enel, dopo un'esperienza in Telecom Italia, come capo delle Media relations e in Montedison come Direttore Relazioni Esterne: "Ad un certo punto della mia vita - racconta - ho pensato che potesse essere una strada vincente da percorrere quella di offrire ad aziende e imprese quanto avevo appreso in materia di comunicazione, lobby, strategie digitali e media relations. I fatti mi hanno dato ragione. la ricetta è risultata vincente sul mercato. Siamo partiti in 3 e adesso siamo in 70. E abbiamo tutta l'intenzione di continuare a crescere, anche perchè l'azienda che rappresento ha appena 8 anni. Che cosa cerco nei collaboratori che assumo? A loro chiedo anzitutto esperienza e conoscenza. Tanto meglio se hanno anche curiosità. Devono avere passione per questo lavoro e soprattutto devono essere capaci di parlare con gli altri". 

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