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Omicidio Ilaria Sula a Roma, gli amici: "Così abbiamo capito che era stato Mark"

Il retroscena sulla morte della 22enne: uccisa, fatta a pezzi e messa in una valigia dal fidanzato

di redazione

Omicidio Ilaria Sula, il giallo delle venti ore col corpo senza vita in casa

Emergono nuovi dettagli sull'omicidio di Ilaria Sula, la 22enne uccisa in un appartamento di Roma dal fidanzato Mark Samson, 23enne di origine filippina, che poi avrebbe messo il corpo senza vita in una valigia per poi abbandonarlo in un dirupo dove è stato ritrovato.

La ragazza - stando alle prime ricostruzioni fatte degli inquirenti e lo riporta La Repubblica - avrebbe ricevuto un messaggio su Tinder, l'app per incontri, e questo avrebbe fatto scatenare la rabbia di Mark che durante l'interrogatorio ha dichiarato: "Sono impazzito". Ma il killer non ha svelato ogni dettaglio e molte cose ancora non tornano. Quello che si sa è che il corpo senza vita della ragazza è rimasto in casa o nell'auto per venti ore, un tempo davvero lungo. Per questo gli inquirenti cercano di capire se i genitori di Mark abbiano o no aiutato il figlio, visto che erano in casa con lui.

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Non si accorgono nemmeno - prosegue La Repubblica - che il figlio ha nascosto il corpo in una piccola valigia marrone, lo ha trascinato in giro per casa, giù per i gradini del palazzo. Non notano le macchie di sangue che la scientifica ha poi trovato nella camera di Mark. Loro si limitano a dire "non c'entriamo". Ma a insospettirsi, dopo la scomparsa di Ilaria, sono stati soprattutto gli amici che ricevevano messaggi strani. Sul suo profilo Instagram, infatti, il 31 marzo compare un "sto bene, grazie a tutti".

"Noi - racconta uno degli amici a La Repubblica - abbiamo subito capito che quel post era strano e che c’era qualcosa dietro, era chiaro che non l’avesse scritto lei. Ho capito che c’era qualcuno dietro il suo telefono. Sinceramente, io ho iniziato a dubitare di Mark da subito". "Dopo la scomparsa di Ilaria - prosegue l'amico della vittima - Mark era freddo, distaccato, non si interessava alle ricerche. Non era normale il suo comportamento, anche se non stavano più insieme. A tutti quelli che lo contattavano per avere informazioni, lui rispondeva sempre allo stesso modo: “Non ti preoccupare, stai tranquillo, ci sta pensando la polizia”. Questa cosa ci ha fatto insospettire. Per me ha premeditato tutto".

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