Economia

Bpm al voto sull’opa su Anima con l’incognita Danish Compromise

Tempo agli sgoccioli per la nuova riunione del Banco

Di Lorenzo Latte

Opa su Anima, Bpm al voto. Scenario positivo, ma non mancano le incertezze

Mancano poche ore all’ennesimo appuntamento atteso del risiko bancario. I soci di Bpm si riuniranno domani 28 febbraio, in Assemblea per votare, fra gli altri punti, la modifica delle condizioni dell’Opa su Anima lanciata lo scorso novembre, cominciando dal prezzo che vedrebbe un rialzo per azione da 6,2 a 7 euro. Vedendola dalla prospettiva di Anima, di cui Bpm detiene già il 22,8%, e del mercato, che aveva già valutato l’Offerta al ribasso, lo scenario è positivo ma ci sono dei punti di incertezza.

Sì perché l’aumento della valutazione di Anima, qualora andasse in porto, potrebbe erodere il capitale del Banco che, dovendo agire attenendosi alla passivity rule per via dell’Ops in corso da parte di UniCredit e quindi dovendo sottoporre la decisione al voto in Assemblea, non ha ancora ricevuto il via libera della Bce per il chiacchierato Danish Compromise.

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Ma perché è così importante il Danish Compromise? Per il differente costo dell’Offerta per Anima che cambierebbe notevolmente non solo per l’erosione del capitale ma anche per la condizione successiva dell’indice di solidità bancaria, CET1, con cui si troverebbe Bpm.

Infatti, il beneficio patrimoniale rispetto ai termini di assorbimento di capitale per gli investimenti tramite controllate assicurative effettuati da gruppi bancari - cita la norma -, se approvato, ridurrebbe il costo della quota in Anima e quindi l’esborso per Bpm. Facendo due calcoli gli analisti, in primis Ubs ed Equita, hanno già segnalato a mercato e azionisti rispetto all’esito dell’operazione allo status quo, ovvero senza il via libera della Bce alla norma Ue e quindi alla cieca.

A seguito del closing di Anima ma senza il Danish Compromise, Bpm potrebbe infatti trovarsi con un CET1 in area 12%, uno dei più bassi in Europa. Il motivo risiede nel fatto che senza il Danish Compromise la banca che detiene una partecipazione in un’impresa di assicurazione deve dedurre il valore dal proprio capitale, ai fini del calcolo del CET1, inevitabilmente erodendolo.

Gli azionisti di Bpm voteranno dunque un’operazione che, stante la previsione del Banco di rimanere con un CET1 ratio superiore al 13% anche in caso di mancata applicazione del Danish Compromise, necessita ancora di qualche aggiustamento.