Milano
Expo 2015, i sei mesi che hanno cambiato Milano: i numeri, i dati e l'eredità

Expo Milano 2015: 184 giorni e 21 milioni (o pochi meno) di visitatori dopo. Dall’1 maggio al 31 ottobre, i sei mesi che hanno riportato il capoluogo lombardo sotto i riflettori del mondo. Dopo i timori, le perplessità, i dubbi che hanno accompagnato la vigilia, i numeri sembrano dare ragione a chi sull’esposizione universale aveva puntato molto. L’obiettivo inizialmente indicato per il pareggio di bilancio di 24 milioni di visitatori non è stato raggiunto ma aver superato i 20 milioni di biglietti staccati (con una media di 116mila al giorno) appare comunque un successo. Dovuto, certo, in modo significativo all’intuizione dei biglietti serali a 5 euro, che ha naturalmente di contro abbassato la media degli incassi. Voce, assieme a quelle di costi e ricavi, su cui pare ancora non esserci totale chiarezza.

COINVOLTO IL 94% DELLA POPOLAZIONE MONDIALE - Restiamo sui numeri e partiamo a monte: sono stati 144 i Paesi partecipanti, disposti in 58 padiglioni, dato che ha portato al coinvolgimento “virtuale” del 94% della popolazione mondiale. Tre le organizzazioni internazionali aderenti: Onu, Unione europea e Cern, tredici invece le organizzazioni della società civile, tra cui Save the children, Wwf, Caritas, Oxfam. Gli investimenti fatti dai Paesi partecipanti ammonterebbero ad un miliardo di euro complessivi, cui si aggiungono altri 350 milioni frutto di partnership con aziende nazionali ed internazionali. Nei cantieri sono stati impiegati 1.300 operai, 4mila gli operatori complessivamente coinvolti.
27 EURO PER MANGIARE - Ulteriori eloquenti dati giungono dall’elaborazione compiuta da Coldiretti/Ixè, presentata al Forum sull'eredità di Expo. In media sono stati spesi 27 euro per mangiare all'interno di Expo. Il 32% dei visitatori ha scelto cucina italiana, il 25% quella straniera. Il 34% ha provato entrambe, il 9% non ricorda. Meno della metà dei visitatori (47%) ha giudicato troppo alta la spesa per la ristorazione (bar, ristoranti, fast food e cibi di strada) mentre un 6% dichiara di non aver acquistato niente. La cucina straniera più apprezzata è stata quella giapponese (18% dei consensi), poi Thailandia, Francia, Spagna, Argentina, Messico, Brasile, Usa, Corea e India. Una percentuale minima ha voluto assaggiare le curiosità più strane, dall'hamburger di alligatore a quello di zebra dello Zimbabwe.
ATTESA MEDIA DI TRE ORE AI PADIGLIONI - La media di attesa in coda per visitare i padiglioni è stata di tre ore, con picchi di dieci ore per il padiglione giapponese. Ma l'88 per cento dei visitatori è contento. Il 52% dei visitatori è andato a Expo una sola volta, il 35% due volte, l'11% tre volte ed il 2% addirittura quattro volte. La maggiore criticità segnalata dai visitatori è l'eccesso di virtualità, indicato dal 34% dei visitatori, mentre per il 17% è la presenza di poche aree di sosta per riposare gratuitamente. Tra i visitatori di Expo - prosegue l'indagine - c'è stata una equa suddivisione tra uomini e donne, con un leggera prevalenza dei primi che sono il 53%, mentre, per quanto riguarda l'età, il 28% sono sotto i 34 anni, il 39% hanno una età compresa tra i 34 ed i 54 anni e il 33% sopra i 55 anni. La provenienza è da tutto il territorio nazionale, con il 41% dal Nord ovest, il 23% dal Nord est, il 16% dal Centro e il 20% da Sud e isole. Sul piano occupazionale, il 40% ha un lavoro dipendente, il 15% da indipendente (oltre la metà i libero professionisti), il 21% pensionati, il 14% studenti, il 5% casalinghe e il 5% disoccupati.
ALBERO DELLA VITA, SIMBOLO DI EXPO - A proposito dell'albero della vita, il 49% ritiene - secondo l'indagine Coldiretti/Ixè - che proprio l'accensione dell'albero sia stato l'appuntamento memorabile dell'evento. L'albero è piaciuto inoltre all'88% dei visitatori, poco all'8% e per niente al 4%. Sul podio dei padiglioni stranieri preferiti, il Giappone con il 21% dei consensi, seguito dalla Cina (9%) e dal Kazakistan (8%). Per quanto riguarda i padiglioni italiani che sono piaciuti di più, al primo posto c'è Palazzo Italia (26%), seguito da Perugina (15%), Coldiretti (12%), Coop e Eataly (11%). Tra gli interventi è stato giudicato come più significativo di tutti quello di Papa Francesco all'apertura della kermesse (42%), seguito dalla visita di Michelle Obama (22%) e dall'intervento del segretario generale dell'Onu Bank Ki Moon (20%).

LE RICADUTE SU MILANO - Per Expo, sono ancora dati Coldiretti/Ixè, gli italiani hanno speso 2,3 miliardi tra viaggio, alloggio, ingresso, consumazioni e spese varie. Il 51 per cento dei visitatori ha speso complessivamente meno di 75 euro. Il 49 per cento dei visitatori ha colto l'occasione della visita ad Expo anche per visitare altre località e luoghi al di fuori dell'area, anche se il tempo necessario per l'Esposizione ha limitato gli spostamenti. Infatti il 42% dei visitatori di Expo è rimasto a Milano, l'11% in alcuni luoghi in Lombardia, e il 4% in altre regioni del Nord Ovest, mentre percentuali residuali si sono recati in altre regioni. L'effetto di promuovere il turismo è stato comunque centrato per il 32 per cento dei visitatori. Inoltre, per tre italiani su quattro (il 74%) l'esperienza di Expo può essere considerato un successo dell'Italia, mentre il 16% è indifferente e solo il 7% la ritiene un insuccesso e il 3% non sa. E il 68% dei visitatori ritiene che la manifestazione abbia portato o porterà effetti positivi sull'immagine internazionale, sull'economia e sul lavoro. Il 51% ritiene che sarà l'alimentare a beneficiare di più.
MANIE, TREND, CURIOSITA' - Altri dati raccontano curiosità, trend e manie di questi sei mesi: il lobster roll dei truck statunitensi è andato due volte esaurito, con 270mila panini venduti, 450mila i panini venduti dal salumificio Beretta, mentre i punti di distribuzione del birrificio Poretti hanno spillato un milione di birre. Un milione e 200mila i pasti serviti da McDonald’s, 56mila i quintali di Carnaroli utilizzati per i 70mila risotti sfornati al chiosco dello chef Davide Oldani. Quasi 40 tonnellate di cibo sono state raccolte e riutilizzate fra Banco Alimentare e Caritas. 250mila le foto postate su Instagram con l’albero della vita, mentre l’esposizione lascia in eredità 13mila alberi reali e 85mila arbusti. Ben 7mila i convegni promossi, con 113 giornate nazionali celebrate all’interno del sito.
SEI RECORD DA GUINNESS - A Rho sono stati registrati sei record finiti nel Guinness dei primati. Domenica 18 ottobre è stata preparata la baguette farcita di Nutella più lunga del mondo: 122,40 i metri di pane spalmato. Il 13 ottobre il prodotto di casa Ferrero era stato protagonista di un’altra impresa: la colazione lunga un giorno, con distribuzione gratuita di 50mila porzioni per dieci ore consecutive. ll 26 settembre il Trentino, presso il padiglione Coldiretti Italia, ha invece preparato il burro più grande del mondo, dal peso di oltre 100 chili, lungo 80 centimetri, profondo 50 e alto 30. Non poteva mancare la pizza più lunga del mondo, realizzata il 20 giugno: misurava 1.595,45 metri per circa 5 tonnellate. Il 4 ottobre Luca Porretto ha costruito la base di torta più grande del mondo, mentre il 5 ottobre il “Vertical plotter” del Future food district disegnato da Carlo Ratti associati con Coop è stato giudicato l’immagine realizzata con plotter più grande del mondo.
LA CARTA DI MILANO, EREDITA' PER IL MONDO - Ma Expo non è naturalmente solo numeri e curiosità. Il tema dell’esposizione, “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, ha ispirato la stesura della Carta di Milano, documento collettivo sul diritto al cibo che idealmente richiama ogni firmatario ad assumersi le proprie responsabilità per garantire alle generazioni future di poter godere del diritto al cibo. I cardini della Carta sono il diritto al cibo come diritto umano fondamentale, la lotta allo spreco di acqua, la tutela del suolo agricolo, l’educazione ambientale e alimentare, la salvaguardia della biodiversità, il contrasto al lavoro minorile, il sostegno al reddito degli agricoltori. Oltre un milione di persone hanno firmato la Carta, tra cui 83 massimi rappresentanti delle istituzioni mondiali. La Carta è stata tradotta in 19 lingue: il ministro Maurizio Martina l’ha portata a New York il 26 settembre ai Governi riuniti per l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, mentre il 16 ottobre il documento, che rappresenta idealmente l’eredità di Milano e dell’evento al mondo, è stato ufficialmente consegnato al segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon.