Milano

Fusione Atm-Trenord, non c'è nulla. Fs resta a bocca asciutta

Un progetto che non vedrà mai la luce, almeno nel medio o nel breve periodo...

di Fabio Massa

Continua a tenere banco la vicenda della fusione tra Trenord e Atm. E' un progetto che esiste da lungo tempo e sul quale il Corriere della Sera ha anticipato passi avanti decisivi, almeno sul fronte delle trattative tra Regione Lombardia, Comune di Milano e Ferrovie dello Stato. Ma quel progetto non vedrà mai la luce, almeno nel medio o nel breve periodo.

LA QUESTIONE FS
Renato Mazzoncini, amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, ha due obiettivi, in Lombardia. Il primo si chiama Trenord. Il secondo si chiama Atm. In Trenord, tramite FNM, attualmente la Regione ha il 50 per cento. Pari azioni ha Ferrovie dello Stato. A settembre l'assessore regionale Sorte ricordava una realtà lapalissiana: se Mazzoncini è interessato a Trenord può fare un'Opa in Borsa, vito che Fnm è quotata. La verità è che la Lega Nord non può permettere che Trenord, una eccellenza creata per dimostrare che il trasporto locale può essere più efficiente di un carrozzone pubblico, diventi "romana" e si trasformi, guarda caso, in un "dipartimento" proprio di quel carrozzone pubblico tanto aborrito. E Mazzoncini, da parte sua, non ha nessun interesse a fare una scalata in Borsa, quantomai costosa e "dolorosa". Quindi? La domanda rimane quella: se davvero Mazzoncini vuole intervenire nel trasporto pubblico locale perché non mette sul piatto risorse abbastanza cospicue da comprare Fnm? A questo punto, anche tutti i rumors su una eventuale fusione tra Atm e Fnm sono propedeutici a fare da "sbarramento" all'acquisto di quest'ultima. Con l'effetto collaterale di far aumentare il valore del titolo in Borsa. E infatti Fs ha fatto l'unica cosa che poteva fare: tirare il freno di emergenza.

LA POSIZIONE DI ROBERTO MARONI
L'idea del governatore è politicamente molto semplice. Quasi limpida. La Regione deve gestire e controllare, non deve "produrre". Una impostazione ben diversa da quella di Formigoni. In un'ottica maroniana, dunque, la cessione a Fs non sarebbe aliena alla sua sensibilità. Il problema, come si diceva prima, è che Matteo Salvini non approverebbe politicamente in nessuna maniera la cessione del controllo del trasporto ferroviario a Roma.

LE ESIGENZE DI ATM
Nel 2017 scadrà il contratto di servizio, e Atm dovrà partecipare a una nuova gara, per gestire il trasporto pubblico della metropoli. Questo vuol dire potenzialmente la rovina, per una azienda così localizzata (e gli appalti in giro per l'Europa che Rota sta portando avanti sono anche un buon metodo per diminuire la dipendenza da Milano), ovviamente in caso di sconfitta. La creazione di un maxi-polo con Fnm avrebbe il senso di aiutare Atm in una eventuale gara, anche se nel 2010 Fnm ricorse contro la gara vinta da Atm (e perse in tutte le sedi). Da una parte. Dall'altra parte vorrebbe dire far entrare il player Ferrovie dello Stato proprio nella società dei desideri, nel sogno proibito di Mazzoncini, che è - appunto - Atm. Bilanci a posto, e in utile, un grosso piano di investimenti avviato, un management di alto livello. Mazzoncini desidera Atm, e se per farlo deve fondersi con FNM, ben venga. Ma il sindaco di Milano desidera che Atm venga partecipata da FS? Probabilmente no. E infatti anche Sala ha frenato, in una situazione nella quale non è chiaro neppure chi sarà il prossimo presidente di Atm, la cui scadenza è tra pochi mesi. Insomma, troppi interessi in gioco e contrastanti. La fusione non s'ha da fare. Almeno nel medio periodo.

@FabioAMassa
fabio.massa@affaritaliani.it







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