Milano
La Lega rilancia sull'autonomia. Piazza: "Usciamo dalla logica feudale romana"
Il sottosegretario di Regione Lombardia Mauro Piazza: "O si aumentano le tasse o si eliminano gli sprechi della pubblica amministrazione". L'intervista

La Lega rilancia sull'autonomia. Piazza: "Usciamo dalla logica feudale romana"
La Lega al congresso federale si prepara a rilanciare sull'autonomia: "La riforma garantirà efficienza nella spesa pubblica" spiega il sottosegretario della Regione Lombardia Mauro Piazza che sta seguendo da vicino i negoziati con il ministro Roberto Calderoli. "Soprattutto in un periodo di instabilità come questo, dove ci sarà bisogno di nuovi investimenti, o si aumentano le tasse, e non vogliamo farlo, o si vanno a eliminare gli sprechi che colpiscono la pubblica amministrazione" spiega l'esponente del Carroccio, convinto che l'autonomia possa "tenere assieme la rabbia del Nord ma anche la frustrazione del Sud" e che, con il federalismo fiscale, "si potrà finalmente uscire dalla logica feudale di andare a Roma con il cappello in mano a chiedere risorse".
Piazza, eppure è ancora la contrapposizione tra Nord e Sud uno degli ostacoli maggiori.
La cosa più interessante è che stiamo ribaltando il paradigma che vede in contrasto il Nord e il Sud. L'autonomia è per i cittadini contro le élite parassitarie del Paese, quelle che concorrono alla spesa pubblica con inefficienze e che, con la riforma, verrebbero inchiodate alle proprie responsabilità.
La rabbia del Nord e la frustrazione del Sud. Che intende?
Il settentrione è arrabbiato per la necessità di vedere arrivare sul territorio maggiori risorse. Ma anche il Sud sta dimostrando di avere una certa energia e anche una capacità di liberare crescita e occupazione. L'autonomia potrebbe tenere insieme queste esigenze e aiutare tutti. Si tratta di usare meglio i soldi pubblici.
Riuscite a spiegarlo ai vostri colleghi del Sud?
I nostri nemici sono coloro che si oppongono al cambiamento lucrando sullo status quo, ossia le grandi burocrazie centraliste unite anche a una classe dirigente locale che vede la soluzione nell'assistenzialismo e nel clientelismo. Questo argomento è sempre più collegato alla realtà, pensiamo alla sanità: in Lombardia, soprattutto nelle zone di confine, abbiamo bisogno di pagare meglio medici e infermieri se vogliamo che il sistema regga.
La libertà nella spesa è uno dei cavalli di battaglia del governatore Attilio Fontana.
Noi non chiediamo un euro in più allo Stato. Vogliamo poter usare il residuo di bilancio e che la spesa non sia divisa in compartimenti stagni. Lo abbiamo dimostrato anche sul vaccino contro la bronchiolite dei bambini. Lo Stato ci diceva che non potevamo usare i fondi per la vaccinazione preventiva. Noi lo abbiamo fatto lo stesso e c'è stato il 90% in meno di ricoveri. Abbiamo tutelato la salute e anche risparmiato risorse, evitando accessi al pronto soccorso. A quel punto anche lo Stato si è allineato.
La Lombardia insiste anche sul federalismo fiscale.
Non credo che il Nord possa più tollerare lo squilibrio tra le risorse prodotte e quello che viene ridato indietro dallo Stato. Per la Lombardia il residuo fiscale si aggira intorno ai 60 miliardi, questo è lo squilibrio tra quello che diamo a Roma e quello che ci viene restituito. Il nostro territorio chiede più strade, più servizi, più cure e più sicurezza, con la possibilità di incidere sui costi della vita. Se questo squilibrio viene utilizzato per alimentare gli sprechi diventa anche un tema di giustizia sociale. La compartecipazione diretta al gettito aiuta a scardinare la logica feudale per cui bisogna andare dal signorotto a Roma per 'pietire' delle risorse.
Al Sud, però, la questione è differente.
Ma anche il Mezzogiorno non può più scommettere sul metodo dei trasferimenti economici senza che sia trasferita anche la responsabilità di come i soldi vengono spesi. Così si stanno creando soltanto divari più ampi. Se ti arrivano dei soldi per gli ospedali e tu non li realizzi, obbligando i tuoi cittadini a fare turismo sanitario e a venire, per esempio, all'istituto dei Tumori di Milano, la cui metà dei pazienti arriva da fuori regione, allora devi rendere conto del fatto che hai usato male le risorse che avevi a disposizione.