Milano

Il giallo (irrisolto) del diamante da 3,5 milioni di Violetta Caprotti

Sparisce a Milano la pietra preziosa della figlia del fondatore di Esselunga: per la Procura la gemma sarebbe stata sostituita da ignoti durante una modifica alla montatura. Caso archiviato: impossibile risalire ai responsabili

di redazione

Il giallo (irrisolto) del diamante da 3,5 milioni di Violetta Caprotti

Un diamante da 3,5 milioni di euro sostituito con uno zircone. È questo il mistero che ha tenuto impegnata per oltre due anni la Procura di Milano e che ora, secondo quanto stabilito dalla pm Maura Ripamonti, non potrà avere un colpevole. Il fascicolo sull’anello appartenuto a Violetta Caprotti – figlia di Bernardo Caprotti, fondatore di Esselunga – verrà archiviato. Lo riferisce Ansa.

Il gioiello "era già falso" al momento della consegna

Secondo quanto ricostruito, Violetta Caprotti aveva portato il prezioso anello – contenente la pietra regalatale dal padre – presso il rivenditore dove era stato originariamente acquistato, per farlo pulire. Ma durante l’intervento, gli operatori del negozio si accorgono che quello che doveva essere un diamante è in realtà uno zircone. Da lì, la segnalazione e l’apertura di un’indagine penale nel gennaio 2023.

La Procura: “Sostituito da ignoti durante un intervento sulla montatura”

Per la magistratura milanese, l’unica ipotesi concreta è che “il diamante sia stato asportato e sostituito da persone ignote”, con ogni probabilità in occasione di un intervento di modifica della montatura richiesto dalla stessa Violetta Caprotti”. Il rivenditore, da parte sua, ha sempre sostenuto che la pietra fosse già falsa al momento della consegna e l’inchiesta non ha trovato elementi per smentire questa versione.

Nessun elemento utile a identificare i responsabili

Il punto critico, per la Procura, è che “non è stato possibile accertare chi e quando abbia eseguito la sostituzione né chi abbia operato l’allargamento del gambo dell’anello, peraltro con scarsa perizia”. Violetta Caprotti, sentita come testimone oltre due anni fa, non ha potuto fornire elementi utili a chiarire i passaggi. “L’assenza di ogni ulteriore dettaglio – si legge nella richiesta di archiviazione – impedisce ogni utile indagine per risalire ai responsabili e al rintraccio della preziosa gemma”.

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