Milano

Milano e il Salone del Mobile: una relazione complicata

Turismo e prestigio ma anche traffico congestionato, affitti alle stelle, locali inaccessibili e lavoro sottopagato. I chiaroscuri del Salone del Mobile dei record

di Stefano Marrone

Milano e il Salone del Mobile: una relazione complicata

Il Salone del Mobile 2025 si prepara a battere nuovi record. Con oltre 2.100 espositori da 37 Paesi e 169.000 metri quadrati di superficie espositiva, la fiera del design più prestigiosa al mondo continua a crescere. Milano si conferma il centro nevralgico della creatività internazionale, attirando decine di migliaia di visitatori e generando un indotto milionario. Ma dietro il glamour e l'innovazione si nascondono anche criticità che ogni anno riaccendono il dibattito tra entusiasti e detrattori.

Milano: affitti alle stelle

Milano durante la Design Week diventa una città proibitiva. I prezzi delle locazioni schizzano alle stelle: un appartamento in zona Brera o Tortona che normalmente si affitta a 1.500 euro al mese può superare i 3.000 euro per una sola settimana. Il fenomeno non riguarda solo gli addetti ai lavori e i visitatori internazionali, ma colpisce anche i residenti, costretti a fare i conti con una città che, per sette giorni, sembra pensata più per i turisti che per chi ci vive.

Espositori in difficoltà

Partecipare al Salone è un biglietto d'ingresso nel gotha del design, ma il prezzo da pagare è spesso proibitivo. Affittare uno stand costa dai 200 ai 300 euro al metro quadrato, e se si aggiungono spese per allestimenti, trasporti e personale, la cifra può superare i 50.000 euro. Un investimento sostenibile per i colossi del settore, ma un ostacolo insormontabile per le piccole realtà. Non a caso, negli ultimi anni, sempre più aziende scelgono di puntare esclusivamente sul Fuorisalone o, addirittura, di rinunciare del tutto alla Design Week milanese.

Locali off-limits

Durante il Salone, molti locali cult della città si trasformano in club esclusivi. Bar storici come il Bar Basso, ritrovo per designer e creativi, diventano inavvicinabili; 10 Corso Como, da concept store a location per eventi privati. Per chi non ha l’invito giusto, la città diventa un labirinto di porte chiuse e liste d’attesa infinite. Anche la ristorazione si adegua: menù speciali, prezzi gonfiati e tavoli introvabili rendono l’esperienza gastronomica milanese un lusso per pochi.

Traffico in tilt

Il Salone trasforma Milano in un gigantesco cantiere a cielo aperto. Tra strade chiuse, taxi introvabili e metropolitane stipate, spostarsi diventa un’impresa. Quartieri come Tortona, Brera e Lambrate si congestionano a livelli estremi, costringendo residenti e lavoratori a veri e propri percorsi a ostacoli. Quest'anno si agggiunto anche il Certosa District, nuovo quartiere in rampa di lancia della movida. Se da un lato la città vive un'esplosione di vitalità, dall’altro il disagio per chi non partecipa all’evento è evidente.

Lavoro sottopagato e in nero

Dietro le luci scintillanti degli showroom, c'è un esercito di lavoratori sottopagati. Addetti al montaggio e smontaggio degli stand, promoter, hostess e steward spesso lavorano con contratti precari e stipendi che non superano i 10 euro all'ora. Alcuni vengono assunti senza contributi, senza assicurazione e con orari massacranti. Un fenomeno diffuso che, nonostante le denunce, continua a ripetersi anno dopo anno.

Espositori scontenti e rinunce eccellenti

Se il Fuorisalone continua a crescere, non tutti gli espositori sono soddisfatti. Negli ultimi anni, alcune aziende storiche hanno preferito non partecipare, lamentando costi esorbitanti e un’organizzazione che privilegia i grandi marchi a scapito delle realtà emergenti. Già in passato, brand come Poltrona Frau hanno scelto di non esporre al Salone, concentrandosi su eventi indipendenti. Quest'anno, altre aziende minori stanno seguendo lo stesso esempio, sollevando interrogativi sul futuro dell'evento.

Una Milano divisa

Il Salone del Mobile resta un evento imprescindibile, un simbolo del Made in Italy e un motore economico per la città. Ma la sua crescita esponenziale rischia di renderlo sempre più elitario e meno accessibile. Milano lo celebra, ma lo subisce. Tra opportunità e disagi, la relazione tra la città e il suo evento più glamour rimane, oggi più che mai, complicata.







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