Milano

Spiò due sedicenni sotto la doccia, Cassarà condannato (ma cade l'accusa sessuale)

L'ex schermidore azzurro condannato per "interferenza illecita nella vita privata" di due sedicenni che spiò mentre facevano la doccia. Caduta l'accusa di tentata produzione di materiale pedopornografico

di redazione

Spiò due sedicenni sotto la doccia, Cassarà condannato (ma cade l'accusa sessuale)

Il tribunale di Brescia ha stabilito una pena di un anno e quattro mesi per l'ex schermidore azzurro Andrea Cassarà. Non per tentata produzione di materiale pedopornografico – come inizialmente ipotizzato dall’accusa – ma per tentata interferenza illecita nella vita privata. Cambia dunque il reato, ma non la condanna. Cassarà, assente in aula, è stato giudicato con rito abbreviato per un episodio avvenuto a fine 2023.

L’ex campione olimpico era accusato di aver cercato di riprendere con il cellulare due sedicenni mentre si facevano la doccia negli spogliatoi del centro sportivo San Filippo di Brescia. Le ragazze non praticavano scherma, ma un altro sport all'interno della stessa palestra in cui Cassarà si trovava per preparare una manifestazione schermistica.

Le sedicenni sotto la doccia "spiate" da Cassarà

A far scattare le indagini era stata la denuncia di una delle due giovani, che non aveva riconosciuto l’atleta ma aveva notato una mano con un telefono spuntare nello spazio tra le docce. Le telecamere del centro sportivo avevano poi ripreso Cassarà in quell’area in un orario compatibile con il racconto della minorenne. Il suo cellulare, sequestrato nelle ore successive, non conteneva file compromettenti, ma secondo i consulenti della Procura c’erano tracce di elementi cancellati.

Il legale di Cassarà: "Riteniamo non abbia fatto nulla"

"Nego con fermezza gli addebiti che mi vengono contestati dalla Procura di Brescia e confido che verrà al più presto accertata la mia completa estraneità ai fatti", aveva dichiarato Cassarà all’udienza preliminare. Dopo lo scandalo, si era autosospeso da ogni incarico sportivo.

Martedì 18 febbraio il verdetto di primo grado. "Speravamo in un'assoluzione perché riteniamo che non abbia fatto nulla. Leggeremo le motivazioni, ma è già un ottimo risultato che sia stata esclusa l'accezione sessuale dell'accusa. Faremo ricorso in appello", ha dichiarato l’avvocato Enrico Cortesi, difensore dell’ex schermidore.

Dall’altra parte, soddisfazione per il legale della famiglia della minorenne, Massimiliano Battagliola: "Prendiamo atto della riqualificazione operata dal giudice, che approfondiremo nelle motivazioni della sentenza, ma posso dichiararmi soddisfatto per l’esito del processo". Anche l’avvocato Giovanni Brunelli, che rappresenta la seconda ragazza coinvolta, ha accolto positivamente la decisione: "Il giudice ha riconosciuto l’esistenza di un fatto delittuoso e un obbligo risarcitorio. Ora attendiamo le motivazioni per comprendere il ragionamento giuridico della sentenza".

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