Milano

Strage di piazza della Loggia, 30 anni di carcere all'esecutore materiale all'epoca 16enne

Trenta anni di carcere a Marco Toffaloni, "esecutore materiale" della strage di piazza della Loggia a Brescia che nel 1974 costò la vita a otto persone. E' stato condannato dal Tribunale dei Minori: all'epoca era 16enne

di redazione

Strage di piazza della Loggia, 30 anni di carcere all'esecutore materiale all'epoca 16enne

Il Tribunale dei Minori ha condannato a 30 anni di carcere Marco Toffaloni per il reato di strage nel processo nato dall'inchiesta quater sull'attentato di piazza della Loggia a Brescia del 28 maggio 1974. Toffaloni per i pm era stato l'"esecutore materiale" della strage per avere messo nel cestino la bomba, di matrice neofascista, che uccise dieci persone assieme a Roberto Zorzi, imputato in un processo in corso davanti alla Corte d'Assise. Toffaloni, militante di Ordine Nuovo, all'epoca aveva 16 anni e per questo e' stato giudicato dal Tribunale dei Minori.

La strage di Piazza della Loggia

Il 28 maggio 1974 alle ore 10 e 2 minuti scoppia una bomba in piazza della Loggia, a Brescia, durante una manifestazione promossa dal Comitato permanente antifascista in contemporanea con lo sciopero generale indetto dai sindacati. L'ordigno, nascosto in un cestino dei rifiuti e contenente almeno un chilogrammo di esplosivo, deflagra due minuti dopo l'inizio del discorso dal palco del sindacalista della Cisl Franco Castrezzati. Le vittime sono otto: Luigi Pinto, Giulietta Banzi Bazoli, Livia Bottardi, Alberto Trebeschi, Clementina Calzari Trebeschi, Euplo Natali, Bartolomeo Talenti, Vittorio Zambarda. Altre 102 persone rimangono ferite, il sangue dei morti e dei sopravvissuti si mescola con la pioggia battente.

Da quel momento si succedono 17 processi, piu' i due in corso, frutto di nuove indagini della Procura di Brescia, a carico di Marco Toffaloni e Roberto Zorzi, allora giovanissimi militanti della destra eversiva, accusati di avere piazzato la bomba per vendicare Silvio Ferrari, il neofascista saltato in aria sulla sua Vespa pochi giorni prima, tra il 18 e il 19 maggio.

Sono due i condannati in via definitiva all'ergastolo per concorso in strage il 20 giugno 2017: Maurizio Tramonte, la 'fonte Tritone', considerato dai giudici un ex infiltrato dei servizi segreti e membro di 'Ordine Nuovo' e Carlo Maria Maggi, morto il 26 dicembre 2018, ritenuto il 'regista' dell'attentato e capo di Ordine Nuovo nel Triveneto. Fu Tramonte, secondo il verdetto definitivo, a ispirare una relazione del Sid, il servizio segreto militare, in cui si diceva che nel 1974 si erano svolte riunioni in cui Ordine Nuovo, sciolto nell'anno precedente, aveva deciso una ripresa clandestina delle attivita'. Uno di questi incontri avvenne ad Abano Terme tre giorni prima dell'attentato e dai documenti risulta che Maggi incito' i camerati a proseguire nella strategia stragista iniziata il 12 dicembre 1969 in piazza Fontana. In un'altra riunione spiego' che la strage di Brescia non sarebbe dovuta rimanere "isolata" ma essere seguita da "altre azioni terroristiche di grande portata da compiere a breve scadenza" per aprire "un conflitto interno risolvibile solo con lo scontro armato".
 
Nella sentenza milanese firmata dalla giudice Anna Conforti e ribadita dalla Cassazione, considerata miliare nella ricostruzione dei fatti, si legge: "Dagli atti processuali emerge la prova certa di comportamenti ascrivibili ai vertici territoriali dell'Arma dei carabinieri e ad alti funzionari dei servizi segreti". L'inchiesta piu' recente ipotizza, a partire da documenti e testimonianze, un cosiddetto 'terzo livello' delle coperture, che portano dritte a Palazzo Carli, il Comando della Nato di Verona. I due imputati vivono all'estero, Zorzi negli Usa e Toffaloni in Svizzera. Entrambi hanno cambiato nome e sostengono di non avere nulla a che fare con la strage.







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