Milano

Uccisa con 67 colpi di forbice: il killer di Sara Centelleghe rischia l'ergastolo

Il delitto di Costa Volpino: Jashandeep Badhan si è introdotto nella casa della 18enne in cerca di droga, l'ha svegliata e al culmine di una lite l'ha ucciso con 67 coltellate

di redazione

Uccisa con 67 colpi di forbice: il killer di Sara Centelleghe rischia l'ergastolo

Potrebbe costare l’ergastolo a Jashandeep Badhan, 20 anni, il brutale omicidio di Sara Centelleghe, la studentessa di Costa Volpino (Bergamo) uccisa nella notte del 26 ottobre 2023 con decine di coltellate, mentre dormiva nella sua abitazione. La Procura di Bergamo ha ufficialmente chiuso le indagini, ipotizzando a carico del giovane l’omicidio volontario aggravato dalla crudeltà, dalla rapina, dall’aver agito approfittando di circostanze tali da ostacolare la difesa della vittima e dal fatto che il delitto è avvenuto di notte.

Sara, 18 anni, quella sera era a casa con un’amica. Secondo la ricostruzione, proprio quest’ultima avrebbe avuto uno scambio di messaggi con Badhan per una cessione di sostanze: pochi grammi di marijuana in cambio di cocaina. La ragazza, 17enne, sarebbe scesa in strada ad aspettarlo. Ma il giovane, elettricista di origini indiane e residente poco distante, avrebbe aggirato l’ingresso principale passando dai garage per introdursi direttamente nell’abitazione, convinto di trovare la droga.

Sara uccisa con 67 colpi di forbice

A quel punto Sara, svegliata dai rumori, avrebbe sorpreso Badhan a rovistare nella borsa dell’amica. Ne sarebbe nata una discussione, sfociata immediatamente in una violenta aggressione. Secondo quanto emerso dall’autopsia, la giovane è stata colpita con calci e pugni e poi finita con almeno 67 colpi di forbici, sferrati al volto, al collo e alla testa.

Dopo l’omicidio, Badhan si è allontanato dalla casa portando via il cellulare della vittima. Non avendo trovato la droga, avrebbe compiuto il furto nel tentativo di coprire le sue tracce. La mattina successiva è stato rintracciato e arrestato dai carabinieri. Da allora si trova in carcere. Durante gli interrogatori non ha mai fornito spiegazioni convincenti, limitandosi a dire di essersi “spaventato”.

La chiusura delle indagini, firmata dal pubblico ministero Gianpiero Golluccio, apre ora la strada alla richiesta di rinvio a giudizio. Le aggravanti pesano come un macigno: non solo la rapina, ma anche la “minorata difesa”, dato che la vittima stava dormendo e non avrebbe avuto la forza fisica per opporsi. Un omicidio che, secondo gli inquirenti, è stato tanto improvviso quanto spietato.

Marilisa Gambarini, la madre di Sara – che quella notte non era in casa perché al lavoro – ha chiesto giustizia. “Mi aspetto la pena più alta possibile. Anche se non cambia nulla, perché mia figlia non tornerà. Era la mia unica bambina”, ha dichiarato al Corriere della Sera. “Penso al terrore che deve aver provato, si sarà chiesta dove fossimo. Ma soprattutto: perché? Lo conosceva appena”.

 







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