Roma

Caso Cucchi, indagato anche il comandante della stazione Tor Sapienza

Il lungotenente Massimiliano Colombo sarà ascoltato in Procura la prossima settimana

Caso Cucchi, la testimonianza del carabiniere Francesco Di Sano inchioda il luogotenente Massimiliano Colombo. Si tratta del comandante della stazione di Tor Sapienza, dove Stefano Cucchi, dopo l'arresto e il pestaggio subito alla stazione Casilina, venne portato nella notte tra il 15 e il 16 ottobre.
 

Colombo, indagato per falso ideologico e perquisito nei giorni scorsi, sarebbe stato sentito dopo essere stato tirato in ballo indirettamente da Francesco Di Sano, il carabiniere scelto della caserma di Tor Sapienza che ebbe in custodia Cucchi: nella testimonianza resa in corte d'assise il 17 aprile scorso nel processo a cinque militari dell'Arma (che rispondono a vario titolo di omicidio preterintenzionale, falso e calunnia) in relazione a due false annotazioni di servizio sullo stato di salute del geometra 31enne (poi deceduto il 22 ottobre 2009 all'ospedale Pertini), Di Sano ha infatti ammesso di aver dovuto ritoccare il verbale senza precisare da chi gli fu sollecitata la modifica. "Certo il nostro primo rapporto è con il comandante della stazione, ma posso dire che si è trattato di un ordine gerarchico", ha spiegato quel giorno in aula Di Sano che poi è stato iscritto sul registro degli indagati per falso. E in quella stessa udienza anche il piantone Gianluca Colicchio, che subentrò a Di Sano nella custodia di Cucchi, ha parlato di anomalie in una relazione di servizio ("è strana, porta la mia firma ma io non la ricordo e contiene termini che io non uso").

E così la prossima settimana toccherà proprio a Colombo dare la sua versione dei fatti al pm Giovanni Musarò che lo ha sottoposto a una perquisizione finalizzata a individuare eventuali contatti e mail con i diretti superiori. Dalle parole di Colombo potrebbe dipendere il destino degli ufficiali più alti in grado, che all'epoca acquisirono informazioni sul caso Cucchi senza adottare poi alcun provvedimento. Dall'istruttoria dibattimentale, infatti, è già emerso che i vertici dell'Arma erano a conoscenza del pestaggio subito da Cucchi ben prima che il caso finisse all'attenzione della magistratura e della stampa.

Chi indaga vuole capire se gli stessi vertici si siano adoperati in qualche modo per far sì che della vicenda venisse veicolata una versione "soft" nelle varie informative destinate all'autorità giudiziaria.