Roma

Il caso Orlandi resta un mistero. Countdown per l'archiviazione

Il gip del tribunale di Roma deciderà il 30 settembre prossimo se archiviare o meno l'indagine della procura sulla scomparsa delle quindicenni Emanuela Orlandi (22 giugno 1983) e Mirella Gregori (7 maggio 1983). Sono stati i familiari di Emanuela, forti anche della presa di distanza del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, che non firmò il provvedimento definitivo, a non digerire le conclusioni cui sono giunti il procuratore Giuseppe Pignatone e i pm Simona Maisto e Ilaria Calò e a indirizzare al giudice l'istanza di opposizione alla richiesta di archiviazione affinchè vengano disposti ulteriori approfondimenti investigativi.

La procura fece sapere che da tutte le piste seguite, maturate sulla base "di dichiarazioni di collaboratori di giustizia e di numerosi testimoni, di risultanze di inchieste giornalistiche e anche di spunti offerti da scritti anonimi e fonti fiduciarie non sono emersi elementi idonei a richiedere il rinvio a giudizio di alcuno degli indagati".
Per la scomparsa della 15enne cittadina vaticana, in particolare, erano finiti sotto inchiesta per i reati di sequestro di persona e omicidio alcuni soggetti legati a Enrico De Pedis, uno degli esponenti di spicco della Banda della Magliana assassinato il 2 febbraio del 1990: la supertestimone Sabrina Minardi, che ne e' stata l'amante per un certo periodo, l'autista Sergio Virtù, i due stretti collaboratori Angelo Cassani, detto 'Ciletto' e Gianfranco Cerboni, detto 'Gigetto', e poi monsignor Vergari, fino al '91 rettore della basilica di Sant'Apollinare, dove si trova la tomba dello stesso De Pedis.

Alla nota della procura seguì in quella stessa giornata anche il comunicato delle famiglie Orlandi e Gregori: "Il nostro dolore non e' stato affievolito dal tempo passato, e la nostra richiesta e' sempre la stessa, quella per cui si sono battuti i genitori dal primo giorno: chiediamo che siano continuate le indagini e che sia fatta verita' sul rapimento di due ragazze. Non si puo' scomparire cosi' senza che sia fatta luce e giustizia". Al di la' di "alcuni riscontri in ordine al coinvolgimento della Banda della Magliana" i magistrati non sono mai giunti "a un risultato certo in merito al ruolo di De Pedis e dei soggetti a lui vicini e gravitanti nell'ambiente della criminalita' romana".
La Minardi, nell'arco degli anni, ha cambiato più volte la versione dei fatti, il fotografo romano Marco Accetti Fassoni, che si è attribuito un ruolo nel sequestro di Emanuela tanto da finire indagato per calunnia e autocalunnia, è stato bollato dagli inquirenti come "non credibile e ansioso di protagonismo".
Anche gli accertamenti effettuati sull'ossario presente nella cripta della basilica di Sant'Apollinare non hanno portato a nulla.

Da quel 5 maggio, Pietro Orlandi ha organizzato più di un sit-in davanti al tribunale nella speranza di sensibilizzare l'autorità giudiziaria. "Io continuerò a battermi per la verità - disse il fratello di Emanuela, denunciando un muro di omertà in Vaticano - fino a quando non ho le prove della sua morte, continuerò a ritenere che mia sorella sia viva".