Roma
Due miliardi di anziani. La sanità al collasso in appena 10 anni

Oltre due miliardi di "over 60" nel 2050, a fronte degli attuali 869 milioni. È la proiezione che risulta dall’ultimo report OCSE, Ageing: Debate the Issues, che parla di un invecchiamento della popolazione europea al quale, considerato l’odierno sistema di welfare, nemmeno i modelli sanitari più avanzati saranno in grado di rispondere in termini di servizi e di assistenza. Se l’attuale rapporto è di un pensionato ogni due lavoratori attivi, la previsione è che la proporzione sia di 1:1 entro i prossimi 35 anni e 2 persone su 10 sopra i 60 anni: un significativo aumento della popolazione anziana che, oltre a richiedere un incremento spropositato dei regimi di spesa sanitaria, porterebbe con sé conseguenze anche a livello di spese pensionistiche, per non parlare delle ripercussioni sul PIL e sulle politiche del lavoro per bilanciare lo scompenso tra lavoratori e pensionati.
“Il segnale lanciato dall’OCSE rappresenta un allarme sul futuro solo se non vogliamo renderci conto di una situazione già adesso critica – commenta Filippo Buono, Presidente della Società di Mutuo Soccorso Aglea Salus – Basti pensare a quanto si siano allungate le aspettative di vita in un secolo che ha visto, di contro, diminuire il tasso di natalità; agli sprechi e alla mancanza di personale in seno al SSN; al fatto che con i costi elevati delle cure sanitarie sono gli stessi familiari a doversi prendere cura dei membri più anziani del nucleo familiare e, per concludere, non bisogna dimenticare che gli investimenti in campo medico, spesso, non prestano la dovuta attenzione alle necessità di lungo termine, ma guardano solo all’immediatezza dell’emergenza episodica. A fronte di questi fattori – prosegue Buono – è necessario pensare a un modello più sostenibile e integrato di assistenza sanitaria che sappia valutare nuove sinergie tra comparto pubblico e privato, garantendo l’accesso alle cure sia nel medio sia nel lungo termine, la cosiddetta continuity of care, con un set di prestazioni declinabili secondo la fascia d’età e che tenga in considerazione i mutamenti della società moderna, intesa come singolo o come nucleo familiare, in ogni contesto geografico, locale o nazionale. In questo, le Società di Mutuo Soccorso possono giocare un ruolo da non sottovalutare, proprio per il legame con il territorio di riferimento e per il sistema di valori condiviso con il tessuto sociale in cui queste realtà si inseriscono. Gli strumenti ci sono, serve però mirare ad un modello più ampio che guardi anche al futuro: in questo modo saremo in grado di avvicinarci ai cittadini – conclude Buono – fornendo loro tutti gli strumenti necessari a garantire il giusto livello di dignità e qualità dell’intera durata della vita.”