Roma
Le statue di Mosul distrutte: "Un bluff". L'Isis devasta copie e rivende le originali



di Valentina Renzopaoli
Ma quali opere d'arte distrutte e tesori millenari devastati: la strategia dell'Isis è assai diversa. Si chiama “propaganda” e serve a nascondere il vero business, la vera arma letale: “I terroristi distruggono le copie delle opere d'arte mentre gli originali li rubano e se li rivendono, in cambio di soldi o di armi”. Le parole sono di uno dei maggiori esperti d'arte al mondo, il mecenate e patron del Salsali Private Museum di Dubai, Ramin Salsali: “Bisogna stoppare il contrabbando, il mercato nero dell'arte nei Paesi in guerra e stare attenti a non farsi ingannare dalla propaganda. Mostrare le immagini di statue o monumenti che vengono distrutti risponde ad un preciso progetto politico”.
Anche perché il dubbio che viene insinuato - ma ovviamente non documentato - è che sarebbero gli stessi Paesi occidentali a “trattare” per “salvare” beni di inestimabile valore, che potrebbero finire addirittura in qualche collezione europea. Secondo gli studiosi, persino le immagini raccapriccianti delle distruzioni delle statue antiche di Mosul che hanno fatto il giro del globo, sarebbero frutto di una montatura: si tratterebbe infatti di copie mentre le originali sarebbero state rivendute.
Le rivelazioni choc arrivano durante un importante incontro tra massimi studiosi e storici della terra che si è svolto a Palazzo Montecitorio. Organizzato dalla Fondazione Foedus, “Arte, luce di Dio” ha raccolto a Roma il gotha dell'arte mondiale: direttori di museo, docenti universitari, analisti del mercato dell'arte e mecenati provenienti da ogni angolo del pianeta. Tra loro Sergej Androsov, specialista in arte contemporanea europea presso il Museo dell'Hermitage di San Pietroburgo, Dimitrios Pandermalis, direttore dell'Akropolis Museum di Atene, Antonio Filipe Pimentel, direttore del Museo Nazionale di Arte Antica di Lisbona. Dagli Stati Uniti sono arrivati a Roma John Y. Spike, studioso dell'arte rinascimentale presso il Muscarelle Museum of Art di Williamsburg e Timothy Standring, specialista in arte italiana del XVII secolo e grande esperto di Van Gogh, responsabile delle collezioni del Denver Art Museum.
Francese è invece Anne Labourdette, specializzata in storia delle collezioni museali e della loro tutela in caso di conflitti bellici. “La storia dei danni al patrimonio culturale purtroppo è vecchia e si ripete ogni volta. Confesso che tremo di fronte a questo ennesimo drammatico pericolo e sono preoccupata per i tanti colleghi che lavorano nelle zone di guerra spesso senza mezzi e sostegno”, ha spiegato.
I diciassette partecipanti hanno sottoscritto un vero e proprio “Manifesto delle Nazioni”: il documento, che è stato consegnato a Papa Francesco durante l'udienza generale di mercoledì 27 maggio, si pone come obiettivo quello di promuovere la promozione dei beni e delle attività culturali intesi come linguaggi universali per il dialogo tra i popoli.
In un momento in cui la conservazione del patrimonio culturale è sempre più spesso affidato ad investitori privati e al mecenatismo di pochi appassionati, un tavolo di incontro privilegiato come l'International Conference for Culture, Art and Peace “è una straordinaria occasione per affermare nel mondo concetti universalmente condivisibili”, ha spiegato il presidente della Fondazione Foedus Mario Baccini. “L'arte è il veicolo più sensibile per sostenere la fratellanza tra le nazioni e questo evento vuole segnare la pietra miliare di una conferenza permanente che promuova la cultura e i valori universali dell'integrità dell'individuo attraverso la luce della cristianità”.