Roma
Mafia Capitale, Buzzi “non credibile. La Procura poteva scardinare Roma”

L'avvocato del ras delle Coop: “Avevano un reo confesso, l'hanno definito non credibile”
"La Procura di Roma ha perso una grande occasione: aveva in mano un reo confesso, come Salvatore Buzzi, che ha aperto la storia delle corruzioni spiegando come funzionava il mercato degli appalti, come avvenivano le spartizioni a livello politico delle grandi gare e come erano gestiti i rapporti con la Pubblica amministrazione. Lui era pronto a consegnare le chiavi per scardinare un sistema marcio e corrotto ma la Procura ha sprecato questa opportunità liquidando Buzzi come soggetto non credibile".
Lo ha detto l'avvocato Alessandro Diddi, difensore del 'ras delle cooperative', nel processo a 'Mafia Capitale', in corso nell'aula bunker di Rebibbia.
"La Procura - ha proseguito il penalista - aveva a sua disposizione un Virgilio disposto a guidarla in questo percorso ma ha preferito andare alla ricerca delle farfalle all'interno della foresta, costruendo alla fine, in maniera veramente eccessiva, un mostro di processo che aleggia sotto questo 416 bis. Se non ci fosse stato il reato di associazione di stampo mafioso, questo processo avrebbe occupato le pagine di cronaca locale dei quotidiani. Un processo intriso di retorica che certa stampa mediocre e di basso livello ha saputo cavalcare guidandone l'evoluzione. Perché ormai, i processi si fanno nelle aule di giustizia ma si celebrano anche fuori".