Roma
Malate di selfie, si spogliano per un like. La psico-model svela gli inganni del web



Sedotte da un like, abbandonate dal web: un rischio per tante adolescenti che tra un selfie e l'altro rischiano di incappare in una vera e propria “Spoon River dei sentimenti”.
“La popolarità sui social ha un effetto boomerang che porta ad una falsa autolegittimazione ad esporsi”. E' la dott.ssa Francesca Maria Frascarelli, psicologa e personal coach, a spiegare ad Affaritaliani.it i rischi di una moda sempre più diffusa sui social media.
Ribatezzata psico-modella dagli ammiratori che la seguono sui social, la ventisettenne originaria di Spoleto, vive a Roma da quasi dieci anni ha aperto il suo studio professionale in cui insegna alle clienti, tra cui anche tante modelle, a combattere lo stress e a trovare fiducia in se stessi.
“Partiamo da un presupposto: la trappola di tanti, troppi, corsi e sedicenti fotografi che promettono fama e lavoro. Modelle non si diventa, le potenzialità naturali possono essere sollecitate fin dalla tenera età magari dai genitori, ma è necessario compiere un vero e proprio percorso anche mentale. Attenzione a negare infatti tutte le altre potenzialità: troppo spesso si sviluppa una sorta di autoperfezionismo nella folle corsa ad un pseudomodello come può esserlo quello di una showgirl come Belen. Fragilità e stress fanno di questo un vero e proprio lavoro a cui serve costanza e dedizione e anche un'attenzione dedicata alla sfera psicologica per affrontare critiche ed invidie, aspetto da non sottovalutare”.
Non tutte posso essere Belen, quindi?
“Scappiamo dagli stereotipi. I social hanno un effetto boomerang poiché tutti possono sentirsi legittimati ad esporsi, cadendo nella trappola dei like per esporre sempre di più centimetri della propria pelle nuda. La gara a spogliarsi è una evoluzione pericolosa”.
Quali pericoli?
“La propensione al selfie, o meglio alla sovraesposizione della propria immagine, vezzo tipicamente femminile e vanesio, con cui molto spesso si vuole schermare un sintomo di insicurezza che potrebbe detonare da un momento all'altro.
Ampliando il discorso alla sfera dei sentimenti tutto questo modo di “mettersi in vetrina” porta ad una forma generalizzazione del modo di presentarsi che sfocia in un collezionismo maschile: giocando sulla quantità dei rapporti, molto spesso intercambiabili, si arriva ad un impoverimento affettivo. Ad una “Spoon River dei sentimenti” in cui con un selfie celebriamo il funerale dell'amore”.