Roma
Stadio Roma, il Coni si vende pure la Tribuna Stampa. I media in piccionaia

Allo stadio Olimpico di Roma i giornalisti reclusi a 200 metri di distanza dal campo. Il Coni si vende pure i posti stampa, a rischio le 5 stelle Uefa
di Claudio Roma
In piccionaia. “Reclusi” in alto. Nel posto più alto dello stadio. Là dove la partita non si vede, si immagina. Allo stadio Olimpico di Roma i giornalisti sono in rivolta per la rivoluzione di posti. Un taglio netto della Tribuna stampa (quella che un tempo era la più grande d'Italia) e quelle che un tempo erano le postazioni riservate alla carta stampata si sono trasformate come per magia in preziosissimi biglietti da 150 euro a seggiolino.
Tutti contenti? Macché. Come dicevamo i reporter sono furiosi: il passaggio che porta alla nuova press area è tortuoso e per arrivare alla sala stampa nella pancia dello stadio o nella mix zone per parlare con i calciatori bisogna avere tanta pazienza e gambe da scalatore.
La scelta è stata anticipata dal Coni e dalle società di calcio con una mail ai giornalisti. Ma alla prima di campionato il battesimo di fuoco pre la nuova tribunetta stampa è stata un disastro. Cronisti che giravano per lo stadio tra panini con la porchetta e caffè borghetti. Quando si arrivava alla meta la nuova sorpresa: tutti in alto. Ancora più sù. Accanto alle sale del Gos (la sala controllo delle forze dell'Ordine): “Loro però non devono guardare la partita – si sfoga un noto giornalista sportivo – qui su è difficile lavorare. Il campo è lontano quasi 200 metri. Una scelta folle”.
E dire che l'Olimpico era uno dei pochi impianti in Europa ad aver ottenuto le 5 stelle dall'Uefa. Il massimo voto per uno stadio di calcio. In questa valutazione rientrava anche la comodità, l'ampiezza e la struttura della tribuna stampa: forse gli ispettori Uefa dovrebbero rifare un giretto al Foro Italico.