Roma

Tutte le strade muoiono a Roma. L'Avvenire in campo contro il degrado infinito

Il Quotidiano della Cei pubblica un'editoriale sulle pessime condizioni di Roma. Lo firma Danilo Paolini

Su Roma, contro Roma e il suo degrado infinito, In punta di penna ma senza fare sconti. L'Avvenire, quotidiano della Conferenza Episcopale italiana, schiera uno degli editorialisti di punta per descrivere attraverso la formula del racconto, le pessime condizioni in cui versa la città.

E' un paradosso quello che descrive Danilo Paolini a confronto con alcuni stranieri, innamorari della città eterna ma delusi dalle condizioni in cui versa, a tlpunto che la conclusione è terrificante: si stava meglio quanto il terrorismo imperversava negli Anni 70 ma almeno era una città più ordinata e pulita.

Scrive Paolini: “Capisci che il tuo rapporto d’amore filiale con Roma è ridotto ormai ai minimi termini nel modo forse più inaspettato, a 8.340 chilometri di distanza. A Miami fai la conoscenza di una splendida coppia di coniugi di Cuneo. «Siete di Roma?”. Il volto della moglie s’illumina: «Bellissima, m-e-r-a-v-i-g-l-io-s-a!». E tu, al dodicesimo hamburger in dodici giorni, anziché sorridere nostalgico e sospirare al pensiero dell’amatriciana che ti aspetta a casa, ti sorprendi a replicare in tono mesto e un po’ severo: “Sì, ma dovrebbe darsi davvero una bella ripulita! È sporca, disordinata, un disastro...”. Il marito della signora, a quel punto, ti dà ragione e ricorda quanto era migliore la tua città “quando la visitai la prima volta, molti anni fa”. Molti quanti? Non hai il coraggio di chiedere. Temi che dica “negli anni 70”. Negli anni di piombo, delle quotidiane rapine a mano armata, dei sequestri di persona e delle Brigate rosse la tua città era più pulita, più ordinata? Eri bambino ma, per quel che ricordi, la risposta è sì”.

La morìa degli alberi
Che prosegue: “Il vento e la pioggia degli ultimi giorni hanno fatto strage di alberi, anche secolari, che ora riposano orizzontali su tetti di auto fracassate o sull'asfalto, circondati dal nastro giallo della Polizia locale o da quello biancorosso a strisce. Resteranno così per giorni, settimane, forse mesi. Le solite buche sono sempre lì, qualcuna (le più profonde, impensabilmente profonde in un territorio urbano) ingentilita dall'ormai celebre rete arancione. I più ingenui pensano ancora che annunci imminenti lavori di riparazione, ma i più hanno ormai capito che serve soltanto a circoscrivere l’ostacolo a tempo indeterminato. Nel frattempo, per cercare di salvare motociclisti e sospensioni delle auto, in molti tratti non si è trovato di meglio che abbassare a 30 chilometri orari il limite velocità. Tutte le strade muoiono a Roma”.

Se l'Ama non c'è non se ne accorge nessuno
La conclusione è un dramma tipicamente romano: “Così cerchiamo di andare avanti, tra una strada chiusa e uno sciopero. A proposito, lunedì c’è stato quello della raccolta dei rifiuti, ma la differenza con gli altri giorni non si è notata”.