Roma

"Voleva fare male a Luca, non ucciderlo". La difesa chiede i domiciliari per Prato

Delitto Varani, scambio di accuse tra gli indagati

Marco Prato, il pr di eventi gay in carcere assieme allo studente universitario fuori corso Manuel Foffo per l'omicidio di Luca Varani, ha chiesto al tribunale del riesame la concessione degli arresti domiciliari. "Le posizioni dei due arrestati - ha spiegato il difensore di Prato, l'avvocato Pasquale Bartolo che ha preso la parola in udienza - sono differenti. La Procura non può mettere i due sullo stesso piano".
"Quanto all'ipotesi di concorso nell'omicidio, si tratta - secondo l'avvocato Bartolo - di una valutazione investigativa che non regge perchè Prato si è limitato a contattare Varani invitandolo a raggiungerlo in quella casa per fare sesso e consumare droga in cambio di 150 euro". Dal canto suo, il pm Scavo, nel sollecitare la conferma dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere, ha depositato, tra l'altro, i tabulati telefonici riconducibili al cellulare di Prato e relativi ai ripetuti contatti con Varani prima che il 23enne si presentasse nell'appartamento di via Igino Giordani, al Collatino, e ha ricostruito tutti gli spostamenti fatti in auto da Foffo e Prato la notte tra giovedi 3 e venerdi 4 (giorno del delitto) per dimostrare quanto i due fossero alla ricerca di una vittima. Anche sul punto, l'avvocato Bartolo ha voluto replicare: "Come dichiarato dallo stesso Foffo al pubblico ministero, quella notte i due ragazzi erano alla ricerca di una persona a cui fare male e non certo da uccidere".

Il collegio della libertà si è riservato di decidere anche alla luce del parere negativo espresso dal pm Francesco Scavo che ha chiesto il mantenimento in carcere di Prato. "E' stato lo stesso Foffo a dichiarare al pm di avere inferto i colpi che hanno provocato la morte di Varani. Il mio assistito - ha proseguito il penalista - non ha fatto nulla di tutto cio'".