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Saman Abbass uccisa dai famigliari: la storia del delitto e le fasi del processo
Saman Abbass, giovane di Reggio Emilia di origini pakistane, uccisa da membri della sua famiglia per aver rifiutato un matrimonio combinato. Tutte le tappe della vicenda sino al processo d'Appello
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Saman Abbass uccisa dai famigliari: il no al matrimonio combinato, il delitto e le fasi del processo
Uccisa dalla famiglia per aver rifiutato un matrimonio combinato. La tragica vicenda della giovane Saman Abbas ha scosso l'Italia a partire dalla notizia della sua scomparsa nel maggio del 2021. Sino alla scoperta della tremenda verità con il rinvenimento del corpo il 18 novembre 2022, in un casolare abbandonato vicino alla casa di famiglia. Cinque sono i famigliari imputati: il padre, la madre, uno zio, due cugini. Il 27 febbraio 2025 è iniziato a Bologna il processo d'Appello, dopo che in primo grado i genitori sono stati condannati all'ergastolo, lo zio a 14 anni ed i due cugini sono stati assolti. Ripercorriamo tutte le tappe della vicenda.
Chi era Saman Abbas: l'infanzia in Pakistan, l'arrivo in Italia, il matrimonio combinato
Saman Abbas nasce il 18 dicembre 2002 nei pressi di Lahore, in Pakistan. Nel 2016 si trasferisce in Italia con la famiglia, stabilendosi a Novellara, in provincia di Reggio Emilia. La giovane si adatta rapidamente alla nuova realtà, imparando l'italiano e ottenendo la licenza media. Tuttavia, il suo desiderio di continuare gli studi viene ostacolato dai genitori, che le impediscono di iscriversi al liceo. La situazione familiare si complica ulteriormente nel 2020, quando Saman viene promessa in sposa a un cugino in Pakistan contro la sua volontà. Dopo aver trovato il coraggio di denunciare i genitori per maltrattamenti e costrizione al matrimonio, viene accolta in una struttura protetta.
La trappola del passaporto e l'uccisione di Saman
L'11 aprile 2021 Saman lascia la comunità per tornare a casa e recuperare i documenti necessari a costruirsi una nuova vita con il fidanzato, Saqib Ayub. La sera del 30 aprile, i suoi genitori la convincono a tornare con la promessa di consegnarle il passaporto. Si tratta, in realtà, di una trappola. Poco dopo la mezzanotte, la giovane viene vista per l'ultima volta mentre cammina con la madre nei pressi delle serre dell’azienda agricola dove la famiglia vive e lavora. Secondo le ricostruzioni, a ucciderla sarebbero stati lo zio Danish Hasnain e i cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq, su ordine dei genitori. Il fidanzato denuncia la scomparsa il 1° maggio, avviando ufficialmente le indagini.
Le indagini per ritrovare Saman e la fuga dei familiari
L’assenza di Saman e il comportamento ambiguo dei parenti insospettiscono subito gli inquirenti. La mattina dell'1 maggio, i genitori partono per il Pakistan, mentre lo zio e i cugini si disperdono tra Spagna e Francia. Il fratello minore di Saman, fermato il 10 maggio a Imperia insieme allo zio, racconta agli inquirenti che la sorella è stata strangolata e sepolta nei dintorni della cascina. Il 5 maggio iniziano le ricerche del corpo, ma per più di un anno non emergono tracce.
Nel corso del 2021, le forze dell’ordine arrestano i tre esecutori materiali: lo zio Danish viene catturato a Parigi a settembre, mentre i cugini vengono arrestati tra maggio e febbraio 2022 in Francia e Spagna. Nel frattempo, il padre di Saman viene localizzato in Pakistan e arrestato nel novembre 2022, mentre la madre rimane latitante.
Saman, il ritrovamento del corpo e l’apertura del processo
Il 18 novembre 2022, su indicazione dello zio, il corpo di Saman viene finalmente ritrovato in un casolare abbandonato vicino alla casa di famiglia, sepolto a due metri di profondità. L’identificazione avviene attraverso il test del DNA e un’anomalia dentaria caratteristica della giovane.
Il processo si apre il 10 febbraio 2023 alla Corte d'Assise di Reggio Emilia. Gli imputati sono i genitori, lo zio e i due cugini, accusati di omicidio volontario, sequestro di persona e soppressione di cadavere. Il padre di Saman, estradato dal Pakistan, partecipa al processo, mentre la madre rimane ancora latitante. Lo zio, ritenuto esecutore materiale, nega ogni responsabilità, ma la sua confessione ai compagni di cella e la collaborazione nelle indagini pesano sulla sua posizione.
Le condanne in primo grado e il ricorso in appello
Il 19 dicembre 2023, la Corte d'Assise di Reggio Emilia emette la sentenza di primo grado: ergastolo per i genitori, 14 anni per lo zio, assoluzione per i cugini per insufficienza di prove. La Procura aveva chiesto una condanna a 30 anni per tutti e cinque gli imputati. Il 31 maggio 2024, la madre di Saman viene arrestata in Pakistan e, dopo quasi tre anni di latitanza, estradata in Italia il 22 agosto. A seguito delle sentenze, sia la Procura che le difese presentano ricorso in appello.
Il processo d’appello ed il dibattito pubblico
Il 27 febbraio 2025, alla Corte di Assise d’Appello di Bologna, è iniziato il secondo grado di giudizio. La Procura punta a ottenere il riconoscimento delle aggravanti della premeditazione e dei futili motivi per tutti gli imputati, mentre le difese cercano di ottenere riduzioni di pena. La posizione dello zio Danish Hasnain è particolarmente delicata: se dovesse emergere la premeditazione, la sua condanna potrebbe aggravarsi. La madre, ora in carcere in Italia, partecipa per la prima volta al processo.
La vicenda, con la risonanza che ha avuto, non è un semplice episodio di cronaca nera, ma anche un simbolo della lotta di libertà delle donne contro i matrimoni forzati e la violenza. Tema che si è intrecciato anche a quello dell'integrazione nel nostro Paese di persone con retaggi culturali incompatibili con i valori della nostra società.