Farfalle, le inchieste e le accuse che hanno travolto la ginnastica ritmica italiana
Emanuela Maccarani, storica guida della Nazionale, indagata e licenziata. Le accuse di vessazioni e umiliazioni delle ex atlete. Le intercettazioni sessiste dei vertici. E la scelta di rinunciare alla Coppa del Mondo
Farfalle, le inchieste e le accuse che hanno travolto la ginnastica ritmica italiana
Le Farfalle non partiranno per Sofia. La squadra italiana di ginnastica ritmica ha rinunciato all’esordio in Coppa del Mondo in Bulgaria, previsto per il primo weekend di aprile 2025. Una decisione sofferta ma inevitabile, maturata dopo una settimana ad altissima tensione: il licenziamento di Emanuela Maccarani, storica direttrice tecnica della nazionale, il rinvio a giudizio per maltrattamenti disposto dal gip di Monza, e ancora le intercettazioni che hanno svelato retroscena inquietanti nei vertici della ginnastica federale.
Nel 2022 l'esplosione del caso delle Farfalle
E' il culmine di una crisi iniziata nell'ottobre 2022 quando emersero i primi racconti e le testimonianze degli abusi e delle umiliazioni subite dalle atlete nel centro federale di Desio. Le prime a squarciare il velo furono le ex Nazionali Nina Corradini e Anna Basta. Le testimonianze sono agghiaccianti: pesate quotidiane in mutande davanti a tutta la squadra, offese continue (“fai schifo”, “non arriverai mai da nessuna parte”), pressioni sul corpo e sull’alimentazione fino allo sfinimento fisico e mentale. Anna Basta ha dichiarato di aver pensato al suicidio. Nina Corradini, che ha abbandonato la carriera nel 2021, ha parlato apertamente di anoressia, svenimenti in palestra e farmaci dimagranti. Le conseguenti indagini della Procura di Monza, durate due anni, hanno portato al sequestro di sette telefoni e alla raccolta di oltre 350 pagine di atti tra chat, messaggi vocali e intercettazioni ambientali.
Le umiliazioni subite dalle Farfalle e l’"immunità" dell’allenatrice Maccarani
Nel materiale raccolto emergono scene di ordinaria violenza psicologica. Bottigliette d’acqua lanciate contro le ginnaste, guinzagli usati per punizione, urla continue, minacce e umiliazioni pubbliche. Alcune atlete raccontano di esercizi imposti da sole, davanti alle compagne, per "mostrare quanto erano grasse". Secondo le pm, Maccarani avrebbe goduto di una "immunità totale", protetta dai suoi numerosi incarichi dentro la Federazione e il Coni. La sua posizione di potere assoluto era nota e temuta. Addirittura, secondo una testimone, avrebbe avuto accesso alle dichiarazioni rilasciate alla Procura dalle atlete, mostrandole in palestra per intimidire le ragazze ancora in attività.
Farfalle, il ruolo della Federazione e i mancati controlli
Le responsabilità della Federazione sono pesanti. Le indagini hanno evidenziato l’assenza di qualsiasi forma di controllo interno, di indagine disciplinare o verifica, nonostante le numerose segnalazioni. Né un nutrizionista né uno psicologo indipendente sono mai stati messi a disposizione delle ginnaste. Lo psicologo presente a Desio era considerato “amico” della dt, e quindi inaffidabile. La valutazione del peso, racconta Giulia Galtarossa, veniva fatta “a occhio”, o secondo il criterio “altezza meno venti”. Chi era più resistente alle pressioni ha continuato a gareggiare, chi non reggeva ha lasciato lo sport. Un sistema selettivo basato non sul merito, ma sulla sopportazione della violenza.
Il processo penale a Maccarani ed il suo licenziamento
La svolta giudiziaria è arrivata il 10 marzo: il gip di Monza ha disposto l’imputazione coatta di Maccarani, accogliendo l’opposizione presentata da Anna Basta contro la richiesta di archiviazione formulata dalla Procura. Il processo per maltrattamenti si farà. Archiviata invece la posizione della vice allenatrice Olga Tishina. La crisi è proseguita il 27 marzo, con la lettera di licenziamento recapitata alla Maccarani e l’invito ad abbandonare l’Accademia di Desio. Una decisione maturata sotto la pressione della Gymnastics Ethics Foundation, pronta – secondo quanto riportato dal Corriere della Sera – a sospendere l’Italia dal circuito internazionale se non fossero stati presi provvedimenti concreti.
Scandalo ai vertici: le intercettazioni sessiste
A rendere incandescente la situazione, anche le intercettazioni tra l’ex presidente Gherardo Tecchi e il suo successore Andrea Facci, oggi alla guida della Federginnastica. I due, intercettati dai carabinieri nel novembre 2022, commentano in modo sessista e denigratorio la ginnasta Ginevra Parrini, una delle ex atlete che aveva denunciato le violenze psicologiche subite. Frasi volgari, offese gratuite, battute squallide sul suo aspetto fisico. Materiale finito agli atti del processo a carico della Maccarani, che conferma un certo stile diffuso ai vertici federali. Facci, che aveva promesso discontinuità con la vecchia gestione, ha ora il difficile compito di ricostruire la credibilità dell’intero movimento.
Maccarani contrattacca: "Il nuovo presidente Facci è pericoloso"
Maccarani nel frattempo si difende e attacca: “Mi hanno fatta fuori senza preavviso, con una mail. Il nuovo presidente Facci è pericoloso”. Ma la sua epurazione arriva tardi e solo sotto la pressione esterna. Dopo trent’anni alla guida della ritmica italiana, la sua parabola sembra chiudersi nel peggiore dei modi: accusata, processata, licenziata. Le atlete che l’hanno difesa – come la capitana Alessia Maurelli – hanno sempre parlato di metodi duri ma vincenti. Tuttavia, dalle sue stesse parole emergono contraddizioni: in una chat audio definiva l’ambiente “disumano”, parlava di allenamenti da dieci ore senza bere, di umiliazioni continue. “Non ci interessa più nemmeno se vomitiamo dalla fatica”, diceva. Per la Procura, Maurelli è persona offesa.
L’ombra di nuovi casi: a Fabriano atlete costrette a spogliarsi ad ogni errore
E nuove accuse emergono anche fuori da Desio. l'ex assistente di Maccarani, Olga Tishina, in una intercettazione ha parlato di “maltrattamenti” anche a Fabriano, da parte dell’allenatrice Julieta Cantaluppi. Secondo Tishina, alle atlete veniva imposto di spogliarsi per ogni errore, fino a restare in mutande. Le giovani coinvolte avrebbero avuto tra i 14 e i 16 anni. Cantaluppi ha allenato Sofia Raffaeli, oggi star della ritmica, che però smentisce tutto: “Il mio rapporto con Julieta è speciale. Lasciatemi fuori da queste vicende”.
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