Def, Meloni e Giorgetti impongono la linea della prudenza. Ecco i numeri in anteprima

Crescita del Pil per quest'anno tra lo 0,6 e lo 0,7%

Di Alberto Maggi
Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti
Politica

Il Consiglio dei ministri chiamato ad approvare il documento che sostituirà il Def per il 2025 si terrà probabilmente nel pomeriggio di mercoledì 9 aprile
 


Giancarlo Giorgetti, questa volta in pieno accordo con Palazzo Chigi, quindi con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, si prepara a varare un Def all'insegna della cautela e della prudenza. Due parole d'ordine, obbligatorie in tempi di guerra commerciale e di dazi che Donald Trump si prepara a mettere contro tutto il mondo, Unione europea compresa, e che potrebbero penalizzare fortemente anche l'economia italiana.

Il Consiglio dei ministri, chiamato ad approvare il documento che sostituirà il Def per il 2025, si terrà probabilmente nel pomeriggio di mercoledì 9 aprile e in quella sede si porranno le basi per la politica economica dell'esecutivo, in vista della Legge di Bilancio per il prossimo anno che comincerà a essere pensata e scritta a fine estate.

Secondo quanto Affaritaliani.it ha appreso da fonti della maggioranza ai massimi livelli, al momento, quindi considerando i dazi Usa il cui impatto però è ancora tutto da valutare e da capire, la crescita del Pil per quest'anno inserita nel Def dovrebbe essere dello 0,6-0,7%, non di più. Sicuramente un dato migliore rispetto a quello della Germania (anche se con il piano massiccio da 500 miliardi l'economia tedesca ripartirà certamente e questo farà bene anche al nostro Paese visto la stretta connessione in termini di interscambio commerciale tra Italia e Germania) ma che non fa dormire sonni tranquilli e che preannuncia una manovra economica ancora una volta all'insegna della concentrazione delle risorse su poche misure.

Per quanto concerne il rapporto deficit-Pil, fondamentale per le relazioni e il dialogo con Bruxelles e le istituzioni europee, il dato che dovrebbe sfornare l'esecutivo è quello del 3,3% per quest'anno in riduzione al 2,8% nel 2026 e al 2,6% nel 2027. Il Def, come noto, non è la manovra economica che verrà scritta solamente in autunno e lì si capiranno bene le conseguenze dei dazi imposti da Donald Trump e molto dipenderà anche dal costo delle materie prime e dell'energia legato al quadro geopolitico, e quindi all'eventuale tregua in Ucraina, ma il governo si muove con i piedi di piombo.

In questa fase, al di là delle dichiarazioni roboanti sull'imminente taglio delle tasse con l'aliquota dal 35 al 33% fino a 60mila euro, come vuole Forza Italia, e della nuova rottamazione delle cartelle esattoriali in dieci anni e 120 rate, come chiede la Lega, la premier e il titolare del Mef non intendono assolutamente dare false speranze agli italiani o lanciarsi in previsioni troppo ottimistiche.

Le parole d'ordine, come detto, sono cautela e prudenza visto lo scenario internazionale e la guerra commerciale. In sostanza, spiegano dalla maggioranza, al netto di colpi di scena positivi (improbabili), e molto dipenderà anche dalla politica economica della Bce legata all'inflazione che è tornata a salire, nella Legge di Bilancio per il 2026 non ci saranno particolari manovre espansive e questo già lo si capirà con il Def del 9 aprile.

Poi il governo e per prima Meloni sarebbe ben lieta di smentirsi e per agire per tagliare ulteriormente le tasse e aumentare la spesa pubblica soprattutto sulla sanità, ma al momento piedi di piombo e nessuna fuga in avanti.

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