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Cose Nostre
E il grande Borrelli finì al Conservatorio di Gallarate
Francesco Saverio Borrelli (foto Lapresse)

In occasione della morte di un altro grande italiano dopo Camilleri e De Crescenzo, mi piace raccontare un episodio illuminante e inedito, un mio incontro recente con Francesco Saverio Borrelli.

Due anni fa, la sera dell’8 dicembre, dopo la prima della Scala, nei saloni di Banca Intesa, al buffet dove erano confluiti tutti i big dell’impresa in smoking con le loro signore cotonate e in abito lungo. Il procuratore che una ventina di anni prima li aveva messi quasi tutti alla sbarra scoprendo gli altarini della corruzione,  era fisicamente isolato, solo con sua moglie.

Nessuno piluccava al buffet con lui, tutti si tenevano alla larga, come a punirlo col rifiuto, forse ancora timorosi di quell’uomo rigoroso e severo dalla manetta facile. Nessuno si intratteneva con lui, che restava in splendida solitudine, del tutto avulso dal contesto, totalmente separato dalla grande borghesia milanese della Prima.

Mi avvicinai, lo salutai, rievocammo genericamente e con qualche battuta gli anni caldi, la moglie più battagliera e loquace di lui, pacificato dagli anni, dalla sua grande cultura, dal suo granitico equilibrio. Sembrava uno zombie, povero Borrelli, non il magistrato che aveva messo sottosopra e fatto tremare la classe dirigente italiana e seppellito la prima repubblica.

Tra una tartare e una focaccina, spiazzato da quella scena un po’ cruenta e poco umana, gli chiesi dolcemente: ”Dottor Borrelli, come passa il tempo ora che è in pensione?”

Mi rispose a voce bassa e senza alcuna inflessione polemica: 'Mi hanno nominato presidente di un conservatorio musicale in un paese vicino a Milano, Gallarate. Ecco, una volta a settimana vado lì, firmo qualche pratica e rientro a Milano”. Nessun risentimento, nessuna allusione né ironia, solo un sorrisetto un po’ enigmatico ma cordiale.

Un uomo risolto, ritiratosi a vita privata, nell’oblio voluto e cercato, senza autisti, senza corte, senza applausi e senza clamore. Attratto quella sera solo dalla sua passione per la musica. Ma con tanta dignità, umiltà e semplicità. Un grande uomo, quale che sia il giudizio politico sull’operazione Mani Pulite.

A suo modo un eroe.

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