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Da Instagram alla lattuga: capire l’arte è facile, se viene spiegata bene

Alessandro Carnevale, prof de Il Collegio, scrive un libro che ci apre gli occhi sull’arte: è ovunque intorno a noi, dobbiamo solo sapere come riconoscerla
Da Instagram alla lattuga, Alessandro Carnevale per Piemme edizioni - recensione
Cos’hanno in comune Jackson Pollock e Vincent Van Gogh? Jeff Wall e gli smartphone? Un ceppo di insalata e l’arte? Non guardo molta tv, quindi non sapevo nulla de Il Collegio prima di leggere questo libro, così come non sapevo nulla di Alessandro Carnevale, ma dopo aver letto Da Instagram alla lattuga devo riconoscergli il merito di aver saputo raccontare l’arte in modo innovativo, fresco, simpatico e anche originale.
Il titolo è curioso e, almeno nel mio caso, ha contribuito molto a invogliarmi alla lettura. Superato l’inizio, e qualche passaggio forse un po’ troppo didascalico, ci si immerge in una narrazione sinceramente entusiasta, che trasmette quella curiosità e quella passione che dovrebbero essere sempre presenti nell’approcciarsi all’arte.
Da ex studentessa di beni culturali so quanta profondità, quanti significati e mondi ci siano dietro quei tagli di Fontana che sono tra i bersagli favoriti dei “li sapevo fare anch’io/il mio falegname con 30mila lire li fa meglio”, ma allo stesso tempo capisco i motivi alla base di questi giudizi così sprezzanti. Troppo spesso gli ambienti artistici accademici, più di altri, si chiudono nella famosa torre d’avorio, nascondendosi dietro a tecnicismi e, purtroppo a volte, atteggiamenti classisti che restano incomprensibili ai più, ai non studiosi, ai non addetti ai lavori.
E troppo spesso la divulgazione destinata “ai più” si ferma ai “soliti nomi”, i più famosi, i più d’effetto: Van Gogh e Picasso, Monet e Manet, Leonardo da Vinci, il David, la Cappella Sistina e la Gioconda… Giganti, immensi, imprescindibili: ma non gli unici. Dalle Grotte di Lascaux a Banksy, la storia dell’arte è ricca, ricchissima, di autrici e autori, noti e meno noti se non quasi sconosciuti, che meritano maggior approfondimento. Ecco, Da Instagram alla lattuga fa questo: racconta opere meno note di nomi già famosi, e porta sotto i riflettori personaggi che altrimenti rimarrebbero nell’ombra, traendo esempi soprattutto dall'arte contemporanea, che in genere è considerata la più lontana e oscura dal sentimento comune.
E parla a tutti: chi ne sa già qualcosa in più potrà captare tra le righe echi di Baumann, Formaggio e Piana, chi legge certi nomi per la prima volta si appassionerà subito alle vicende di artisti eccezionali raccontate in modo da renderle famigliari, come la dolcezza dell'episodio di Marina Abramovic e Ulay che si dividono unendo i propri percorsi sulla Grande muraglia cinese.
Perché l’arte non può essere solo “sentita” ma neanche solo studiata. L’arte, ci insegna Carnevale, è intorno a noi, nei fatti e negli oggetti del nostro quotidiano: è lì e possiamo guardarla, viverla e apprezzarla ogni giorno, se solo sappiamo come fare, e Da Instagram alla lattuga è un ottimo modo per impararlo.
Credit: Alessandro Carnevale, profilo Facebook