Politica

Meloni tiene unito il governo tra Salvini filo-Trump e Tajani pro-Ue per l'Opa di Mfe su ProSieben

I legami stretti tra politica interna, estera e finanza

Di Alberto Maggi

Meloni così tiene uniti Salvini e Tajani e non si accoda a Macron & Co. (ma resta in Europa senza rompere con gli Usa)


Non mi interessa dire: ‘Sono quella al centro, sono una protagonista'. Non ora. La posta in gioco è troppo alta”. E' questa la frase chiave dell'intervista rilasciata da Giorgia Meloni al Financial Times. Una dichiarazione che, a molti osservatori, è forse sfuggita, ma che spiega perfettamente la linea della presidente del Consiglio. Meloni ha deciso di partecipare al vertice voluto dal presidente Emmanuel Macron a Parigi sull'Ucraina ma, anche se con toni soft e non belligeranti, ha tenuto a precisare che non si allinea all'asse ultra-Kiev di Francia e Regno Unito.

La politica interna e quella internazionale inevitabilmente si intrecciano a doppio filo. Da un lato il capo del governo e leader di Fratelli d'Italia non vuole assolutamente rompere con Donald Trump, sia per i buoni-ottimi rapporti personali sia perché continua a sperare di poter essere il ponte tra Usa e Unione europea. E poi al suo interno ha il vicepremier e leader della Lega, in fase pre-congressuale, che continua a sostenere che ogni decisione del tycoon è giusta.

Quindi la linea di Palazzo Chigi è quella del necessario e indispensabile coinvolgimento degli Stati Uniti in qualsiasi missione di pace o di tregua in Ucraina. Ovviamente senza dimenticare il tema dei dazi al 25% annunciati dalla Casa Bianca. La premier è cauta e prudente e non vuole una risposta muscolare e dura dell'Europa.

La linea, concertata anche con la sorella Arianna Meloni, consigliera della presidente del Consiglio e capo dell'organizzazione di FdI, è quella di tenere sempre aperto il dialogo con Washington anche se il rischio è che a decidere i contro-dazi siano la Francia e la Germania per tutta la Ue. Ma Meloni, che ha dato ragione a J.D. Vance sulle critiche all'Ue, vuole far sapere all'Amministrazione Usa che la sua Italia è ben diversa dalla Francia di Macron e dalla Germania di Scholz e Merz.

Ma le questioni politiche si legano a doppio filo a quelle economiche e finanziarie. Mfe, la società della famiglia Berlusconi che controlla il gruppo Mediaset, ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto volontaria per aumentare la sua partecipazione nel principale operatore tedesco nel settore dell’entertainment, ProSieben, di cui detiene attualmente il 30% e Piersilvio Berlusconi ha affermato di sperare che i governi europei (Roma e Berlino, ndr) capiscano che si tratta di un'operazione vantaggiosa per tutti.

E quindi i figli del Cavaliere, soprattutto Marina Berlusconi oltre a Piersilvio, hanno tutto l'interesse affinché l'Italia resti ancorata saldamente a Bruxelles. E il referente politico di Arcore e dei figli dell'ex premier è chiaramente Antonio Tajani, ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia. Che non a caso, pur senza rompere con Trump e gli Usa, continua a sostenere l'importanza di non allontanarsi dagli alleati europei.

E così Meloni ha gioco facile a fare da mediazione tra il filo-trumpismo esasperato di Salvini e le necessità, non solo politiche ma anche finanziarie, di Tajani che fa parte del Partito Popolare Europeo ovvero la famiglia Ue che esprime la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. In questo contesto la premier gioca su più tavoli tenendo un fragile equilibrio che però al momento regge.

Nessuna rottura con gli Usa, distanza da Macron e Starmer (e dalla Germania) sull'Ucraina, ma anche nessuna frattura con Ursula e Bruxelles come vuole Tajani. Ovvero come vogliono i figli di Berlusconi (Silvio) impegnati in un'importantissima operazione finanziaria per allargare la potenza di fuoco del Biscione (e i ricavi pubblicitari) nel Vecchio Continente.

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