Roma
Crediti inesigibili e spese folli. L'anno zero del Comune di Roma: ko tecnico, stop agli investimenti
Ventotto milioni all’anno per 30 anni. Sono le rate delle “manovrine correttive” che Roma capitale sarà costretta a pagare, fino al 2044, in seguito all’operazione di riaccertamento straordinario dei residui di bilancio prevista dalla riforma sull'armonizzazione dei sistemi contabili varata dal Governo nel 2009 (e integrata con due decreti nel 2011 e 2014).
La proposta di delibera sulle modalità di recupero del disavanzo tecnico accertato dalla Ragioneria capitolina è arrivata in commissione Bilancio, dove i conti illustrati durante l’intervento del Ragioniere generale del Campidoglio Stefano Fermante hanno fatto saltare il tappo.
"E' un'operazione tra le più complesse ed è la prima volta che viene sperimentata nelle amministrazioni italiane. Abbiamo dovuto setacciare il residuo attivo e passivo, verificare la sussistenza dei titoli giuridici, e calcolare un Fondo crediti dubbia esigibilità, che ci permette di operare con consapevolezza rispetto alla nostra capacità di riscuotere, e un fondo rischi, o passività potenziali", ha spiegato Stefano Fermante, ragioniere generale, che ha parlato di "una sorta di anno zero".
Il Fondo crediti di dubbia esigibilità è dato dal fatto che la Ragioneria ha riscontrato un certo numero di residui attivi giacenti da anni e non riscossi o non riscuotibili. "Abbiamo fatto una storicizzazione degli ultimi anni di ogni risorsa - ha detto Fermante - ed elaborato un rapporto tra quanto incassato e quanto si sarebbe potuto incassare". Dalla Cosap, alla tassa di soggiorno, ai crediti di Ama. Il fondo rischi, invece, contiene i potenziali "rischi sulla tenuta del bilancio", ossia "alcune poste non ancora trasformate in spesa che costituiscono rischi potenziali e quindi sono state accantonate dall'amministrazione", comprese anche cifre di "potenziale soccombenza nei contenziosi che ha il Comune".
Il sistema si basa "sull'imputazione di ciascuna spesa all'anno in cui diventerà esigibile - ha spiegato Fermante - Questo ha permesso di individuare quant'è la parte in conto capitale delle spese che scadono nel 2015 e scoprire un dato. La cifra è 426 milioni, superiore rispetto all'importo previsto dal Patto di stabilità (121 milioni). In ragione di questo sono stati sospesi ulteriori investimenti". Dall'analisi, ha concluso la Ragioneria, "sono emersi una serie di elementi che incidono su come vanno gestisti gli investimenti, che subiscono anche scelte fatte negli anni passati".
"Quest'operazione potrebbe essere un'alchimia contabile che sistema processi antichi e dà prospettive per lo sviluppo della città", ha commentato il presidente di commissione Alfredo Ferrari.
In pratica negli anni si è pensato sempre a spendere e mai a riscuotere. Il consigliere Pd Athos De Luca, che ha ribadito come sia "opportuno che alla luce di queste nuove regole l'amministrazione si attrezzi per non comportarsi come nel passato".