Il latte intero fa male come la Coca Cola Zero: hanno stessi grassi e zuccheri

Nutri-Score, il sistema di etichettatura "a semaforo" francese, valuta entrambe le due bevande con una C. Ma la classificazione è controversa

a cura di Redazione
Latte di mandorla (foto di Anna Tarazevich - Pexels)
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Nutri-Score, il latte intero fa male come la Coca Cola Zero. Cos'è e come funziona il sistema di etichettatura francese

Dopo l'ultimo aggiornamento relativo alle bevande, si riaccende la polemica sul Nutri-Score, soprattutto nel nostro Paese che non l’ha mai accettato come valida alternativa per le etichette nutrizionali. Il metro di valutazione della cosiddetta “etichetta a semaforo” francese rischia infatti di penalizzare una serie di prodotti e piatti tipici del nostro territorio. E adesso equipara - in modo semplicistico sul contenuto di sale, grassi e zuccheri - il latte intero alla Coca Cola Zero. Ma per capire meglio di cosa si tratta occorre spiegare che cos'è il Nutri-score.

Per chi ancora non lo conoscesse, questo sistema di etichettatura è stato introdotto in Francia nel 2017 dall’idea di un gruppo di ricercatori universitari, condotto dal professore Serge Hercberg. L’obiettivo è quello di rendere più accessibile l’informazione sulla qualità dei prodotti alimentari attraverso l’assegnazione di un punteggio agli alimenti, il tutto tradotto in cinque lettere, dalla A alla E dove la prima è di colore verde scuro e indica il cibo “più sano”, l’ultima di colore rosso e indica i cibi meno sani su cui bisognerebbe prestare molta attenzione.

In questo metodo di classificazione degli alimenti, però, spesso qualcosa non torna o è quanto meno controverso e le modifiche all’algoritmo delle bevande l’hanno confermato ancora una volta. In questo discorso si inserisce il latte intero (che contiene zuccheri naturali e grassi) che viene messo allo stesso livello della Coca Cola Zero ottenendo la lettera C. Il latte scremato e parzialmente scremato ottiene invece una B.

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C'è una sola ed unica bevanda che otterrà una A e si tratta dell’acqua minerale. Tutte le altre bevande ricevono invece valutazioni più basse, in particolare se contengono zuccheri aggiunti, come ad esempio la Coca Cola, la Sprite o la Pepsi, ma anche i succhi di frutta. Pure i cereali per la colazione subiscono un passaggio in negativo nella classifica e passano da una A (alcuni erano così classificati) a C per la concentrazione di zuccheri. Se il contenuto di zuccheri è basso, tengono al massimo una B.

Tuttavia, il Nutri-Score nasce già obsoleto per ciò che riguarda la classificazione dei grassi, alcuni dei quali sono indispensabili per la salute umana. Come ormai sostengono in tanti, l’algoritmo riflette la formazione di Serge Hercberg, suo inventore, professore alla Sorbona, che è prima un epidemiologo e poi un nutrizionista. Non si tiene conto del quadro generale e non si prendono in considerazione né la lavorazione né i benefici nutrizionali più ampi.

Nonostante alcune imperfezioni, però, questo sistema di etichettatura presto potrebbe essere adottato a livello dell’Ue e diventare quindi obbligatorio anche nel nostro Paese. Intanto, dopo l’Italia, anche altri Paesi cominciano a nutrire dubbi sull’effettiva efficacia del Nutri-Score, che è stato di recente bocciato da Spagna, Romania, Polonia e Svizzera, che hanno per l’appunto deciso di non adottarlo.

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