Economia

Chiara Ferragni, il Pandoro gate ha spezzato le ali della sua Fenice: nel 2023 le perdite sono mostruose. Ecco i numeri choc

Dopo la sanzione dell’Agcm per il “Pandoro gate”, il brand di Ferragni ha subito una crisi di liquidità e crollo del fatturato senza precedenti. Il bilancio

di Andrea Giacobino

Chiara Ferragni, dopo il Pandoro gate oltre 6 milioni di perdite per la sua Fenice. La ricapitalizzazione per salvare il brand

Un calo dei ricavi dai 15,6 milioni di euro del 2022 ai 12,5 milioni del 2023, l’iscrizione di oltre 5,5 milioni di “accantonamenti per rischi” e svalutazioni che da zero sono passate ad oltre 842 mila euro sono le voci che hanno mandato in perdita per 6,9 milioni di euro il bilancio di Fenice, la società che fa capo alla Alchimia di Paolo Barletta e a Chiara Ferragni e che mesi fa dopo lo scoppio del “pandorogate” che ha colpito l’influencer è stata affidata all’amministratore unico Caudio Calabi. Il bilancio del 2023, approvato com’è noto a maggioranza dai soci (con il voto contrario del socio Pasquale Morgese, anche se il verbale depositato copre con “omissis” le sue contestazioni) lo scorso 10 marzo in un’assemblea svoltasi a Milano, è stato reso finalmente disponibile.

E rivela una sorpresa finora non conosciuta perché Calabi verbalizza che oltre al rosso del 2023 dalla situazione patrimoniale del periodo 1 gennaio 2024 – 30 novembre 2024 emerge un ulteriore rosso di 3,32 milioni che sommato al disavanzo dell’anno prima “ha azzerato il capitale portando la società ad avere un patrimonio netto negativo per 6,23 milioni”. Di qui il varo nella stessa assemblea, dopo l’azzeramento del capitale per coprire parte delle perdite, di un aumento del capitale a 50mila euro di nominale con un sovrapprezzo di 6,3 milioni destinato per 6,23 milioni a coprire le perdite residue.

Nella relazione predisposta per la ricapitalizzazione Calabi segnala che ci sarà poi da parte dei soci un “apporto di ulteriori risorse per 200mila euro” e che “il rafforzamento patrimoniale e la riorganizzazione strategica potranno consentire di costruire un nuovo percorso di rilancio per ripristinare la fiducia del mercato e riattivare l’operatività commerciale”. Sempre Calabi spiega che il rosso del 2023 si deve alle citate poste straordinarie che hanno pesato per 9 milioni tra fondo rischi e svalutazioni, derivanti dalle molte sospensioni delle licenze del brand “Chiara Ferragni” da parte dei licenziatari dopo la sanzione dell’Agcm per il “pandorogate” che ha determinato “una inaspettata crisi del brand, una crisi di liquidità e il crollo del fatturato”.

Calabi conclude che “qualora non si riuscisse a procedere con l’aumento di capitale (la Ferragni si è però detta disponibile sottoscriverne anche l’inoptato, ndr) sarà tenuto a valutare le alternative, quali la messa in liquidazione o l’accesso a procedure concorsuali”.

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