Economia
Generali-Cattolica accende il risiko? La borsa ci crede. Ecco i protagonisti

La mossa di Generali su Cattolica Assicurazioni potrebbe essere solo l’antipasto: gli analisti di Societe Generale accendono la miccia dicendosi “non sorpresi” se in futuro il leone di Trieste dovesse far salire la propria quota anche sopra il 25% che significherebbe il lancio di un’Opa sui titoli dell’assicuratore veronese. Anche per questo, l’appeal speculativo, oltre che strategico, dell’operazione Generali-Cattolica appena annunciata è elevato, tanto che la borsa ha subito mangiato la foglia con il titolo della compagnia veronese che per tutta la giornata in borsa ha oscillato tra il 35% e il 40% di rialzo, tra volumi molto elevati, con azioni scambiate per quasi il 10% del capitale.
A muoversi sul mercato potrebbero essere in tanti: da Berkshire Hathaway, la holding d’investimento di Warren Buffett già azionista al 9,047% e che potrebbe gradire la prevista trasformazione in Spa, ai grandi fondi internazionali come Dimensional fund advisors (Dfa), che secondo dati Morningstar nel complesso già detiene circa 7,7 milioni di azioni (equivalenti a circa il 4,58% del capitale), o Vanguard (4,7 milioni di titoli in portafoglio, il 2,81% del capitale), ma anche Banca Mediolanum (ha circa l’1,77%), Eurizon (1,11%) e BlackRock (1,05%). Solo questi cinque gestori hanno in tutto circa l’11% di Cattolica Assicurazioni nei loro portafogli e potrebbero essere interessati alle prospettive che si aprono anche in termini di risiko del settore.
Tra i concorrenti sarà interessante capire che farà Intesa Sanpaolo, presente nel settore assicurativo con Intesa Sanpaolo Assicura e Intesa Sanpaolo Vita ma al momento impegnata nel tentativo di acquisire il controllo di Ubi Banca. Una reazione potrebbe venire da Vittoria Assicurazioni, che fa capo alla famiglia Acutis e di recente era stata indicata come possibile pretendente al ruolo di “anchor investor” per l’aumento di capitale di Cattolica.
Difficile che la compagnia, delistata da Piazza Affari e di dimensioni a Cattolica stessa (a fine 2019 registrava 1,4 miliardi di premi lordi contro i 6,9 miliardi segnati da Cattolica, con un totale attivo di 4,6 miliardi contro 37,3 miliardi) possa essere interessata al ruolo di “portatore d’acqua” e difficile anche, dati gli accordi con Generali, che Cattolica possa stringere nuove partnership a breve. Resterebbe l’opzione di concentrarsi su nuove alleanze di bancassurance o cercare un altro gruppo con cui integrarsi.
Un possibile candidato, nel ruolo di aggregante, potrebbe essere Unipol. La compagnia guidata da Carlo Cimbri, numero due in Italia, rischia altrimenti di perdere terreno rispetto a Generali, anche se al momento sembra più interessata a tessere le fila di eventuali alleanze in campo bancario e di risparmio gestito che non assicurativo. Cimbri è infatti entrato a metà marzo, tramite UnipolSai, in Banca popolare di Sondrio con l’1,888%, già consocia di Bper Banca (di cui Unipol è primo socio col 19,9%) in Arca Holding, di cui la banca modenese è socio di maggioranza col 57,06% e l’istituto valtellinese il secondo azionista col 36,83%.
Ultimo concorrente diretto di Cattolica che potrebbe risentire dell’annunciato fidanzamento con Generali è infine Reale Mutua, che ha chiuso il 2019 con quasi 5,3 miliardi di euro di raccolta premi (di cui 3,3 miliardi di polizze Danni e 2 miliardi di polizze Vita), 152 milioni di euro di utile complessivo e un patrimonio netto di quasi 2,8 miliardi di euro.
Il gruppo, principale mutua assicuratrice in Italia, è guidato dal direttore generale Luca Filippone e dal presidente Luigi Lana ed opera anche in Spagna e in Cile con un totale di 4,5 milioni di assicurati. Nel 2017 Reale ha rilevato le compagnie del gruppo Uniqa Italia, fondendole l’anno successivo in Italiana Assicurazioni, ma per ora non sembra interessata a nuove acquisizioni: una accelerazione del risiko assicurativo tricolore potrebbe tuttavia riportarla nell’arena.