Milano

Lombardia, di Fontana e del divisionismo di sinistra

Caso camici, non tutti a sinistra sono convinti della richiesta di dimissioni del Governatore

Lombardia, di Fontana e del divisionismo di sinistra

di Fabio Massa

Uno si aspetterebbe una falange armata. Tutti schierati, scudo contro scudo, nella battaglia contro gli ex Barbari Sognanti alla guida di Regione Lombardia, i leghisti di Attilio Fontana. Uno si aspetterebbe un'opposizione sui temi, sui numeri, sui bilanci, sulla questione morale. E invece ha sempre avuto ragione Giuseppe Prezzolini, che nel suo Ideario scriveva che "la politica è sempre difficile da capire, e qualche volta non la capisce nemmeno chi la fa". Così fin dal giorno precedente il consiglio regionale nel quale il governatore espone sull'emergenza Covid e sul caso camici, Pierfrancesco Majorino comincia a bombardare dicendo che occorre a tutti i costi che Fontana si dimetta. L'europarlamentare lo fa come un garantista ad orologeria, spiegando che chiede le dimissioni indipendentemente dall'inchiesta, anche se alla fine lo fa proprio a seguito degli sviluppi dell'inchiesta che hanno visto indagato il Governatore.

Il problema è che non tutti sono convinti della richiesta di dimissioni. Anche perché tutti sanno che non ci sono i numeri in aula e che la maggioranza ne uscirà più compatta di prima. E Fabio Pizzul, che è un consigliere regionale del Pd, lo dice chiaramente: "Le dimissioni di Fontana non sono una priorità". Allora interviene Luca Paladini dei Sentinelli, molto vicini a Majorino, e lo critica. Emerge anche qualcuno che riporta alla luce l'idea di commissariare la sanità lombarda, una cosa che manco il governo si è mai sognato di fare. E quindi? Quindi aveva ragione ancora una volta Prezzolini, che poche righe sopra la citazione di prima scriveva: "La politica non riposa né sull'amore né sulla giustizia. Si fonda sulla lotta". Da mettere a mente.

fabio.massa@affaritaliani.it







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