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Femminicidio: i segnali di pericolo ed il rischio negazione

Stefano Argentino, l'autore dell'omicidio di Sara Campanella, aveva problemi evidenti e forse la sua morte si poteva evitare

di Andrea Soglio

I segnali di pericolo nel caso dell'omicidio di Sara Campanella potevano salvarla?

L'omicidio di Sara Campanella, compiuto da Stefano Argentino, ha portato alla luce una serie di atteggiamenti, azioni, comportamenti del suo assassino che secondo diverse persone erano il segnale di un malessere psicologico con tutti i rischi del caso. Il rischio è quindi quello di non saper leggere o gestire questi segnali, arrivando alla "negazione" degli stessi come conferma Cristina Brasi, psicologa e criminologa.

I segnali ed il rischio negazione

"Di fronte a persone che commettono crimini anche di natura efferata si sentono spesso commenti da parte dei conoscenti che identificano il perpetratore come una persona mite, pacata, “brava”, lasciando a intendere che non vi fossero segnali precursori. Ma la realtà è davvero questa? Persone che mettono in atto condotte estremamente cruente appaiono realmente come persone comuni che non danno segnali di nessuna sorta?

La risposta è no e il motivo per cui ciò accade è da ricondursi al fenomeno della negazione. La negazione è un meccanismo di difesa psichica, ovvero un’operazione mentale che avviene per lo più in modo inconsapevole, la cui funzione è di proteggere l’individuo dal provare eccessiva ansia. In una moderna concezione delle difese, acquisisce la funzione di protezione del Sé, dell’autostima e, in casi estremi, dell’integrazione del Sé.

Dunque i meccanismi di difesa non sono altro che meccanismi psicologici che cercano di mediare le reazioni della persona agli stimoli esterni e che svolgono funzioni di tipo adattivo. Essi sono al di fuori del controllo cosciente della persona e funzionano come automatismi. Avendo un ruolo adattivo nella vita dell’individuo mediano tra la realtà interna e la realtà esterna, così da rendere la persona più capace (in caso di adattamento positivo) o meno capace (in caso di adattamento negativo) di gestire impulsi, desideri e necessità a livello intrapersonale, come pure proibizioni, relazioni, interazioni e affetti a livello interpersonale.

Nello specifico la negazione ha differenti motivazioni. La prima è quella di inibire il senso di colpa. Nel momento in cui abbiamo notato dei comportamenti bizzarri, particolari o devianti rispetto a quanto ritenuto rientrare nel range di normalità e non abbiamo agito in nessuna maniera, ci ritroviamo a rispondere alla nostra coscienza morale. Il non intervenire è un connotato sempre più comune alla società contemporanea dove, il distanziamento dall’altro, ha sempre più spazio. Le persone vedono, sentono, sanno, ma la risposta omertosa prevale.

Il motivo di ciò è da ricondursi al fatto che, in un contesto dove l’immagine che viene data ha maggiore prevalenza rispetto al sé, diventa più difficile costruire la propria identità. Il concetto identitario racchiude in sé anche norme e valori morali, stili di condotta che consentono delle prese di posizione. Dinnanzi a un Io frammentario diventa davvero complesso prendere posizione e intervenire per segnalare un eventuale pericolo. Un altro fattore che orienta le condotte di non intervento è dato dalla distorsione fornita dai social, si pensa che tanto qualcun altro lo farà o lo avrà fatto. Questo è quanto accade ad esempio di fronte a un incidente dinnanzi a molte persone, spesso nessuno chiama i soccorsi perché si crede che qualcuno lo abbia già fatto.

Un altro motivo per cui subentra la negazione è correlato al fatto che è difficile riconoscere l’esistenza del male e che, persone cattive possano essere nella nostra sfera di conoscenze. È più facile credere che il nemico e la malvagia siano altrove, molto distanti da noi. Il meccanismo che subentra è similare a quello che occorre alle vittime di violenza. La vittima non si sente tale, non riesce a vedere il proprio perpetratore come un mostro perché è inaccettabile psichicamente. E, anche in questo caso, il meccanismo di difesa che corre in soccorso, è la negazione.

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