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Fine vita, l'avvocatura di Stato: "Non esiste il diritto al suicidio, i medici non sono obbligati"

"Non c'è un diritto al suicidio né un obbligo dei medici di concorrere a una volontà suicidaria"

di Redazione

Fine vita, l'avvocatura di Stato: "Non esiste il diritto al suicidio, i medici non sono obbligati"

"Non c'è un diritto al suicidio né un obbligo dei medici di concorrere a una volontà suicidaria". E' la posizione espressa dall'avvocato dello Stato, Ruggero Di Martino, in Aula davanti alla Consulta durante l'udienza pubblica sul Fine vita. Per l'Avvocatura dello Stato, intervenuta in giudizio in rappresentanza della presidenza del Consiglio, la questione legata dal gip di Milano sull'articolo 580 del codice penale va dichiarata "inamissibile o manifestamente infondata". "Qui si sta parlando di una norma penale che tutela il diritto alla vita in modo adeguato" ha sottolineato l'avvocato della Stato. 

"Come collegio di difesa abbiamo chiesto alla Corte l'accoglimento della questione di legittimità costituzionale perché il requisito del trattamento di sostegno vitale deve essere chiarito con una sentenza vincolante, non come nella 135 dello scorso anno in cui si dà un'interpretazione ma non si vincola il giudice ad applicarla". Lo ha detto Filomena Gallo, avvocata dell'associazione Luca Coscioni, al termine dell'udienza pubblica alla Consulta sul Fine vita. "Abbiamo chiesto che a tutti i requisiti già previsti con la sentenza Cappato sia aggiunto, oltre al trattamento di sostegno vitale, in alternativa la prognosi infausta breve per il malato dove non vi è più nessuna linea terapeutica di cura - aggiunge -. Prognosi infausta breve significa che un medico a un malato di cancro scrive che non ci sono più cure, non c'è la possibilità di prevedere un trattamento di sostegno vitale. C'è soltanto il tempo che diminuisce. E quindi questo elemento deve essere uno dei requisiti per poter accedere alla morte volontaria anche in Italia". 

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