Cronache

Marina, 3 condannati diventano ufficiali. Il caso che imbarazza la Difesa

A seguito di un concorso bandito nel 2001, 3 militari dichiarati idonei e vincitori, passarono nel ruolo degli ufficiali con il grado di guardiamarina. Ma...

Questa sera alle 23.00 la rubrica di Radio Radicale, "Cittadini in divisa", affronterà l'inquietante caso giudiziario che dal 2001 vede coinvolti tre ufficiali della Marina Militare e i massimi vertici delle forze armate. 

La storia raccontata a Luca Marco Comellini - che conduce la rubrica dal 2010 -  da Michele Daloiso, maresciallo della Marina Militare in congedo, riguarda tre militari che a seguito di un concorso bandito nel 2001, dichiarati idonei e vincitori, passarono nel ruolo degli ufficiali con il grado di guardiamarina. A quel concorso però i tre non potevano nemmeno partecipare perché mancanti del "requisito della condotta è delle qualità morali".

Tutti e tre, infatti, risultavano gravati da condanne penali e conseguenti sanzioni di stato, ovvero procedimenti penali in corso alla data di presentazione della domanda di partecipazione al bando di concorso. E' questa, infatti, la sconcertante verità che si legge in una recentissima decisione della Cassazione Civile che non fa sconti nel bollare come "inammissibile" il ricorso proposto da due degli ufficiali al Ministro della difesa.

I vertici militari sapevano, la direzione generale del personale militare sapeva. Tutti sapevano ma nessuno ha mai voluto assumersi le responsabilità di coloro che avrebbero potuto e dovuto controllare il regolare possesso dei requisiti dei tre concorrenti, dei loro titoli e delle cause di esclusione. I tre, risultati idonei e vincitori di quel concorso, da oltre 16 anni percepiscono lo stipendio da ufficiale è da semplici guardiamarina sono arrivati ad indossare i gradi da tenente di vascello (T. V.). 

Il 3 gennaio 2017 il Consiglio di Stato, massimo organo della giustizia amministrativa in accoglimento delle ragioni dell'ex maresciallo della Marina, Daloiso, ha annullato gli atti relativi alla partecipazione dei tre al concorso. Per l'effetto della decisione dei giudici di Palazzo Spada il ministro della difesa aveva dovuto degradare i tre ufficiali e ricollocarli nell'originario ruolo e grado posseduti al momento antecedente il concorso già nel gennaio del 2017.

Tuttavia, l'amministrazione militare si  guardò bene dal dare esecuzione alla sentenza dei giudici amministrativi e in un disperato quanto inspiegabile tentativo di salvare i suoi ufficiali, e forse anche la faccia, arrivo a proporre l'impugnazione davanti alla Suprema Corte di Cassazione. Un ricorso totalmente inutile tanto da essere dichiarato inammissibile.

La questione, già argomento di alcune precedenti puntate della rubrica Cittadini in divisa, era pienamente conosciuta dai vertici della Difesa già dal 2016. Oggi, come allora, né la ministra della difesa Elisabetta Trenta né il Capo di Stato Maggiore della Difesa, né tantomeno il Segretario Generale Della Difesa e il Capo di stato maggiore della Marina Militare, hanno voluto rispondere all'invito per chiarire la posizione del Ministero della Difesa in merito all'inquietante caso giudiziario sollevato dall'ex maresciallo della Marina militare, Michele Daloiso, che si è concluso lo scorso 30 novembre, dopo oltre 16 anni, con un Ordinanza della Corte Suprema di Cassazione Civile a Sezioni Unite che adesso rappresenta una macchia indelebile nella storia delle nostre forze armate.

Una figuraccia per i vertici della Difesa e per il Ministro della difesa che poteva e doveva essere evitata. 
Il caso, comunque, rischia di diventare una brutta gatta da pelare per la ministra Trenta perché l'ex maresciallo Daloiso, vista l'inottemperanza da parte della Difesa alle decisioni dei giudici, ha provveduto a segnalare i fatti alle autorità giudiziarie che ora dovranno accertare e sanzionare le eventuali responsabilità.