Culture
Mostre/ Dadamaino: lo stile, non la forma o le forme








di Simonetta M. Rodinò
Tutto cominciò da una folgorazione: nei primi anni Cinquanta Dadamaino, passando in tram da piazza Cordusio a Milano, vide in un negozio di elettrodomestici un quadro di Lucio Fontana. Scese per poterlo guardare meglio: "Non capivo ancora cosa significasse quell'opera, ma sentivo che era qualcosa di assolutamente nuovo, di straordinariamente intenso", scrisse più tardi l'artista. Fu così che iniziò la sua lunga ricerca di rielaborazione del linguaggio del grande maestro, fondatore del movimento spazialista. All'autrice milanese, al secolo Edoarda Emilia Maino, mancata 74enne nel 2004, è dedicata la retrospettiva "Dadamaino" da domani presso la Galleria Gruppo Credito Valtellinese della capitale lombarda. La rassegna, curata da Flaminio Gualdoni, raccoglie le opere più significative realizzate dal 1958 agli anni Novanta, allo scopo di documentare il percorso artistico di questa personalità speciale, generosa ed estrema in ogni ambito. Dada e il suo profondo impegno politico: convinta comunista sul modello sovietico, abbandona l'iscrizione al Partito Comunista, ritenendolo non più aderente alla matrice originaria. Dada femminista determinata. Dada che ama gli animali, i suoi cani, i suoi gatti. E che all'amicizia attribuisce un valore immenso. E Dada artista, instancabile, quasi maniacale nel rigore verso la disciplina cui privilegia la ricerca, disinteressandosi della propria carriera.
L'esposizione si snoda cronologicamente nella grande sala; dalla serie dei Volumi e dei Volumi a moduli sfasati, ai primi su tela dà forma plastica alla superficie ferendola, fogli di plastica trasparente i secondi, sono forati da una punteggiatura piccolissima. Poi la fase che la vede legata alla Nouvelle Tendance, un gruppo internazionale che nasce sul solco delle soluzioni geometriche dell'ungherese Victor Vasarely: dalla speculazione optical i suoi lavori assumono l'ispirazione dall'arte cinetica e neocostruttiva, per passare più avanti a un ricerca sistematica sul colore ragionando in termini di aspetto cromatico. Ecco poi "i Fatti della vita", dove l'artista ricopre pareti intere di fogli, ricchi di segni, che si susseguono a centinaia, come molecole che sprigionano energia. Dietro vi annotava i suoi pensieri profondi o le parole ascoltate alla radio, sua inseparabile compagna nelle lunghe ore di lavoro. Tra le tante opere, anche una versione de "Il movimento delle cose" che si sviluppa su una lunghezza di trenta metri. A differenza di altri autori Dada non si faceva aiutare da allievi nella estenuante e faticosa tramatura degli spazi: "La manualità per me è fondamentale", affermava.
"Dadamaino"
Galleria Gruppo Credito Valtellinese - Corso Magenta 59 - Milano
31 maggio - 29 giugno 2013
Orari: da martedì a sabato 15.30 - 19.00 - chiuso domenica e lunedì
Ingresso libero
Infoline: 02/48008015
Catalogo: edito da Fondazione Gruppo Credito Valtellinese
www.creval.it