Culture
Premio Calvino, parte la sfida tra gli editori per accaparrarsi i finalisti
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di Antonio Prudenzano
su Twitter: @PrudenzanoAnton
Ormai, al 26enne premio letterario Calvino per aspiranti esordienti, serve un salone più ampio di quello del Circolo dei lettori di Torino per ospitare la serata finale, quella in cui vengono presentati i finalisti e si conosce il nome del vincitore. Venerdì sera (mentre a Roma falliva l’elezione di Romano Prodi a Presidente della Repubblica) in tanti sono dovuti restare in piedi nella sala affollata di scrittori o aspiranti tali, lettori e addetti ai lavori. Del resto, Ernesto Ferrero, nel suo intervento ha ammesso che, rispetto a moltissimi altri premi letterari “autoreferenziali”, il Calvino è uno dei pochi premi “necessari”, per il “servizio” che svolge, facendo “da filtro”. E ha aggiunto: “Con un certo ritardo, dopo 25 anni gli editori si sono accorti dell’importanza del Calvino”.
I dati parlano chiaro: solo nel 2012 sono stati pubblicati ben 11 finalisti delle precedenti edizioni del premio torinese, e in questi primi mesi del 2013 sono già arrivati in libreria ben 6 scoperte del Calvino, che in passato ha lanciato nomi del calibro di Susanna Tamaro, Marcello Fois, Francesco Piccolo, Paolo Di Paolo, Paola Mastrocola, Flavio Soria e Mariapia Veladiano, solo per citarne alcuni. E non stupisce che quest’anno i lettori volontari del Calvino (i veri vincitori, che giustamente si prendono l’applauso finale) abbiano dovuto leggere ben 570 manoscritti di aspiranti finalisti (parentesi statistica: in maggioranza uomini del centro/nord, ma non mancano le autrici e gli aspiranti esordienti emigrati all’estero - o dal sud al nord dell’Italia - per studiare o lavorare). Insomma, mentre l’editoria libraria vive una fase difficilissima causa drammatico rallentamento delle vendite, il Calvino rappresenta una delle poche certezze e note liete, tanto che ormai gli editori grandi e piccoli fanno a gara per accaparrarsi le scoperte del premio. E se i finalisti del 2012 hanno già tutti visto il proprio libro pubblicato, compreso ovviamente il vincitore Riccardo Gazzaniga (autore del riuscito “A viso coperto”, Einaudi Stile Libero; qui la recensione di Affaritaliani.it), è facile prevedere che anche gli 8 finalisti del 2013 nei prossimi mesi vedranno il proprio nome stampato sulla copertina del loro libro (magari dopo una riscrittura supportata dagli editor della casa editrice che deciderà di puntare sul finalista di turno visto che, come ha ammesso la scrittrice Evelina Santangelo, ognuno degli 8 manoscritti “è imperfetto”, aggiungendo però: “Proprio nell’imperfezione a volte si riconosce il talento di un autore”). Sì perché quest’anno la qualità media dei libri, almeno stando al breve brano di ciascun testo letto durante la serata finale, appare superiore a quella dell’anno scorso.

A vincere il premio Calvino 2013 è stato “Cartongesso”, il manoscritto di Francesco Maino, a metà tra romanzo e pamphlet. L’autore, trevigiano classe ’72, fa l'avvocato penalista a Venezia, insegna diritto a un corso regionale per estetiste e si occupa di turismo sostenibile, sempre in Veneto. “Cartongesso”, il cui è notevole il lavoro sulla lingua, è un’invettiva a tratti disperata e apocalittica contro il disfacimento del suo Veneto, e allo stesso tempo è una “preghiera”, come ha spiegato l’emozionato autore, che prima di esercitare l’avvocatura è stato aiuto necroforo per una ditta di onoranze funebri. Un rapporto di amore-odio, quello di Maino nei confronti della sua Regione, o meglio di amore per la sua storia e i suoi valori e di odio per ciò che il Veneto (e l’Italia intera?) è diventato, in cui la lingua stessa si “corrompe”.

Giustamente, la giuria (quest’anno composta da Irene Bignardi, Maria Teresa Carbone, Matteo Di Gesù e dai già citati Ernesto Ferrero ed Evelina Santangelo) ha voluto dare una menzione speciale al coraggioso romanzo “I costruttori di ponti” di Simona Rondolini, “per l’originalità della struttura, per la competenza con cui affronta complessi temi musicali, psicanalitici e animalistici, per il pregio di dare voce a un sentimento lacerato della vita, per l’eccellenza della scrittura”. Tra gli 8 brevi brani che i presenti al Circolo dei lettori hanno ascoltato, quello di Simona Rondolini (classe ’70, con una Laurea in Filosofia alle spalle), insieme a quello dell’altra donna in finale, la foggiana Carmen Totaro (addetta al ceck-in all’aeroporto di Milano), autrice de “Le piene di grazia”, sono i più ambiziosi a livello stilistico (e non solo). Due romanzi difficili, per due autrice dotate di grande sensibilità narrativa.
La giuria ha segnalato anche “Come fossi solo” del 28enne Marco Magini, che nella vita ha viaggiato molto (si è laureato in Politica Economica Internazionale alla London School of Economics, per motivi di studio e di lavoro ha vissuto in Canada, Stati Uniti, Belgio, Turchia e India, e oggi vive e lavora a Zurigo dove si occupa di cambiamento climatico ed economia) che ha scelto di raccontare non la solita storia autoreferenziale, ma “una pagina vergognosa e rimossa dell’Occidente, il massacro di Srebrenica”. La giuria ha parlato di “un esempio di letteratura di testimonianza che affronta con coraggio e in maniera attentamente documentata una pagina vergognosa e rimossa dell’Occidente”, ma l’autore ha (saggiamente) sottolineato che non si tratta solo di un lavoro “sulla memoria, visto che da molti paesi europei stanno arrivando segnali preoccupanti che dovrebbero far riflettere”.
E veniamo agli altri 4 finalisti: l’elemento erotico e la prima persona con cui viene narrata la vicenda giocano un ruolo importante in “Nomi, cose e città” del 42enne Andrea D’Urso: il protagonista è un gigolò, con alle spalle un’infanzia difficile e un’esistenza di fallimenti. E c’è tanto sesso anche ne “Il ventre della regina” di Carlo De Rossi, torinese classe ’72, educatore professionale: il suo è un monologo grottesco e delirante sull’ossessione erotica. “I personaggi del mio libro girano in tondo”, spiega Stefano Perricone, romano classe ’58, orientalista, già finalista al Calvino in passate edizioni, e autore de “La donna dell’uomo che girava in tondo”. “Breve trattato sulle coincidenze” di Domenico Dara, calabrese classe ’71, è infine un testo lieve, nostalgico, scritto elegantemente e ricco di atmosfere d’altri tempi. Questo romanzo, che ha per protagonista un postino, stando alla previsione dell’esperto Ernesto Ferrero sarà il più conteso dagli editori. Vedremo… Di sicuro, i tanti editor che subito dopo la fine della premiazione hanno avvicinato i finalisti, sono consapevoli che dovranno convincere anche gli organizzatori del premio Calvino che, dopo aver lavorato (volontariamente) un anno intero, ora aiuteranno gli autori a scegliere l’editore più adatto al proprio debutto.