Economia

Generali, Del Vecchio vs Donnet-Nagel: "Dividendi a scapito della crescita"

Il patron del colosso italo-francese: "Abbiamo un'opportunità unica e irripetibile. Prossima occasione di crescita arriverà troppo tardi. E' tempo di cambiare"

Del Vecchio: "Bisogna accelerare ora su crescita e modernizzazione"

Leonardo Del Vecchio, il fondatore di Luxottica, l’uomo che oggi detiene circa il 6,5% di Generali, il 19,4% di Mediobanca e il 2% di UniCredit, oltre al 27,2% di Covivio con i suoi 26 miliardi di patrimonio immobiliare europeo, studia il sistema finanziario italiano. "Oggi - spiega Del Vecchio al Corriere della Sera - abbiamo un’opportunità unica e irripetibile di trasformare questo Paese". Di sicuro nel 2021 l’Italia ha goduto di una rara apertura di credito da parte molti osservatori europei e internazionali, riassunta nella nomina quale

Generali, Del Vecchio compra lo 0,107%: il Patto sale sopra il 16%/ Leonardo Del Vecchio attraverso la Delfin ha comprato tra il 22 e il 23 dicembre scorsi un altro pacchetto di azioni Generali, pari allo 0,107% Del capitale, secondo quanto emerge dalle comunicazioni di internal dealing. Delfin ora controlla il 6,61% Del Leone e il patto parasociale siglato con Francesco Gaetano Caltagirone e la Fondazione Crt sale sopra la soglia Del 16%, al 16,06%.

“Paese dell’anno” dell’Economist. "Il tempo a disposizione non sarà molto e una prossima occasione forse arriverà troppo tardi. Stiamo ancora inseguendo le vendite online — osserva — e non ci accorgiamo che quello che per noi sembra un traguardo è già il passato".

Nel quartier generale di EssiLux a Milano si parla già di Metaverso e di realtà aumentata, con un’attenzione continua a tutte le possibili applicazioni delle tecnologie del futuro.

"L'Italia - prosegue Del Vecchio - non è più la foresta pietrificata di un tempo ma dopo la crisi dell’euro e la pandemia deve senz’altro accelerare sulla strada della crescita e della modernizzazione.

Dice l’imprenditore: "Abbiamo bisogno di scelte rivoluzionarie che scardinino tutti i vincoli che vengono dal passato. Dobbiamo iniziare ad abbattere i muri e a creare campioni prima nazionali e poi europei, per competere alla pari con i colossi internazionali. Serve un’ottica da imprenditori più che da finanzieri. I dividendi oggi spesso sono a scapito della crescita dimensionale delle aziende", afferma.

E da questa osservazione, a suo avviso, non può sentirsi escluso neanche il settore bancario e assicurativo. "Il mondo della finanza nazionale purtroppo è quello più fragile e in ritardo, protetto fino ad ora da regolamenti e relazioni forti che non potranno più garantirne la sopravvivenza", conclude il presidente del colosso italo-francese sottolineando che "per questo e per molte altre ragioni lo slogan "piccolo è bello" non è solamente falso, ma diffonde una tranquillità illusoria che frena ogni urgenza di cambiamento. tempo di prendere i nostri rischi nella certezza che, in mancanza di questa evoluzione, saremo destinati ad estinguerci".

Il riferimento, secondo molti osservatori, è alle scelte del nuovo Ceo delle Assicurazioni Generali Philippe Donnet, appoggiato da quello di Mediobanca Alberto Nagel, di aumentare di almeno 700 milioni per il prossimo triennio, con il nuovo pianpo industriale, il monte dividendi complessivo (da 4,5 miliardi del precedente business plan a 5,2-5,7 miliardi di euro). Risorse e scelte che, appunto, secondo il più grande imprenditore italiano non vengono impiegate anche nel grande M&A e "vanno a discapito della crescita aziendale".