Economia
Età pensionabile in aumento: dal 2027 si lavorerà tre mesi in più
Nel 2024 si sono registrati circa 651.000 decessi, 20.000 in meno rispetto all’anno precedente

Età pensionabile in crescita: dal 2027 serviranno tre mesi in più
La speranza di vita in Italia ha raggiunto un nuovo traguardo nel 2024, attestandosi a 83,4 anni per l’intera popolazione, con un aumento di quasi cinque mesi rispetto al 2023. Questo dato emerge dal Report Indicatori demografici – Anno 2024 dell’Istat, che evidenzia un miglioramento delle condizioni di sopravvivenza e un ritorno ai livelli pre-pandemia. L’incremento è accompagnato da una significativa riduzione della mortalità: nel 2024 si sono registrati circa 651.000 decessi, 20.000 in meno rispetto all’anno precedente.
L’aumento della speranza di vita ha un impatto diretto sul sistema pensionistico. Dal 2027 l’età pensionabile e i requisiti contributivi per la pensione anticipata subiranno un incremento di tre mesi. L’età per la pensione di vecchiaia salirà a 67 anni e tre mesi, mentre per la pensione anticipata saranno necessari 43 anni e un mese di contributi. Questo adeguamento è conseguenza diretta dell’incremento della speranza di vita, con la speranza di vita a 65 anni che nel 2024 ha raggiunto i 21,2 anni, il valore più alto dal 2019.
Il calcolo dell’adeguamento si basa sul confronto tra il biennio 2023-2024 e il 2021-2022, che ha evidenziato un incremento di sette mesi nella speranza di vita. Tuttavia, la riduzione di quattro mesi registrata durante la pandemia ha portato l’aumento effettivo applicabile ai requisiti pensionistici a tre mesi. Questo incremento sarà formalizzato con un decreto del Ministero dell’Economia entro la fine del 2025, anche se il Governo potrebbe decidere di intervenire per congelarlo, come già avvenuto in passato.
LEGGI ANCHE: Pensioni, ora servono tre mesi in più per uscire dal lavoro. Quando scatta la mazzata per gli italiani
L’età pensionabile in Italia è strettamente legata all’aspettativa di vita grazie al meccanismo di adeguamento automatico introdotto con la riforma Fornero del 2011. L’aumento della longevità comporta un allungamento del periodo in cui le pensioni devono essere erogate, mettendo sotto pressione le casse dello Stato. Sebbene l’adeguamento sia necessario per garantire la sostenibilità del sistema, solleva preoccupazioni tra i lavoratori, soprattutto per coloro che svolgono mansioni usuranti o che faticano a mantenere un’occupazione stabile fino a un’età avanzata. Il sistema pensionistico italiano si basa su un modello a ripartizione, in cui i contributi versati dai lavoratori attivi finanziano le pensioni dei ritirati.